Il Ciad che non ti aspetti

Posted by Gestore Sito accri biblio, With 0 Comments, Category: Senza categoria,

IL CIAD CHE NON TI ASPETTI

(foto di Anna Valle)

Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, Anna e Adelmo – membri della Commissione Progetti dell’ACCRI – hanno realizzato una visita di monitoraggio in Ciad, al Progetto agricolo che l’Associazione sostiene con l’appoggio della PAT nella regione di Gagal e Keunì. Al di là dell’aspetto “tecnico” del viaggio - che i due soci hanno provveduto a delineare nella consueta relazione conclusiva – in questo stralcio di appunti Anna ci aiuta ad assaporare qualcosa del “Ciad che non ti aspetti”.

L’immagine che mi è rimasta impressa, subito prima di atterrare a N’Djamena, è stato il buio attorno a me: era notte e guardavo fuori dal finestrino, aspettandomi di vedere le luci della capitale, ma l’aereo scendeva e là sotto non si vedeva niente. Si poteva solo notare il luccichìo delle luci dell’aereo che si rifletteva sui tetti di lamiera. Siamo arrivati in una città addormentata: qualche lampione in effetti c’era, ma si trattava di luci fioche. Il giorno seguente ci svegliamo in un posto irriconoscibile, la città si è riempita, il rumore di clacson è continuo e le moto sfrecciano ovunque. Noi siamo partiti presto alla volta di Pala, a sud ovest del Paese. Appena usciti dalla città il panorama cambia radicalmente, non ci sono più case con il tetto in lamiera, le capanne sono in genere rotonde, fatte di mattoni e il tetto è di paglia. Vediamo anche una carovana di cammelli e in quel momento non potevo immaginare che l’ultimo giorno avremmo assaporato un panino con la sua carne (incredibilmente gustoso!).

Sulla strada abbiamo bucato la ruota della macchina, lì è una cosa abbastanza comune, ma per fortuna un camionista camerunense (che a sua volta aveva bucato vicino a noi) ci ha prestato il crick.  Abbiamo trascorso la maggior parte del tempo nei dintorni dei due paesini di Gagal e Keuni, dove il progetto si sta svolgendo in partenariato con la Caritas locale e con il coordinamento di due animatori del posto. Si tratta di un progetto volto a garantire la sicurezza alimentare che – come ci confermeranno nei vari incontri anche i tecnici Henri, Nyarondel e Arnold - sta dando un buon contributo a migliorare le condizioni di vita delle 100 famiglie coinvolte.

Ci tengo molto a ricordare i volti delle persone che abbiamo incontrato nei villaggi più sperduti e non posso non ripensare alla dignità delle vedove e alla generosità che tutti ci hanno dimostrato, facendoci sentire i benvenuti, ovunque. Le immagini e le sensazioni si accumulano e premono nella mia mente: sento ancora la bellezza di viaggiare nel cassone della Toyota e di fermarsi per offrire un passaggio alle vecchiette per strada, la titubanza a ricevere in dono un gallo vivo, la difficoltà a capire la necessità di nascondere la macchina fotografica alla vista di un militare, rinunciando allo scatto perfetto.

L’aria è strana, piena di sabbia e con un forte odore di bruciato, ma dopo pochi giorni ci si fa l’abitudine e solo una volta tornati a casa ci si accorge che quell’odore ti ha seguito ed è anche nella valigia e in tutto quello che contiene.

Quello che non si cancellerà mai dalla mia testa è però: il sorriso della gente quando capiva che mi sforzavo a pronunciare delle parole nella loro lingua, il tè ultra zuccherato, i mamba verdi, mangiare solo con la mano destra, il sapore delle minestre più buone del mondo, del ventricolo di gallo, dei bignè fritti e della pasta di arachidi.

Sicuramente abbiamo anche colto di questo Paese tante contraddizioni e numerose difficoltà materiali, ma ad uno sguardo più attento, una volta che ci si rassegna ad abbandonare i ritmi occidentali e le numerose comodità, si coglie la bellezza di una condivisione genuina, davanti ad una tazza di citronella.

Concludo con un interminabile applauso a Don Tino Malcotti, il missionario trentino parroco di Keunì, fedele collaboratore del progetto dell’ACCRI: è stato il nostro interprete a 360°, la sua disponibilità è stata la chiave di successo di questa visita e mi sono resa conto che è tutti i giorni un dono prezioso per chi lo incontra (soprattutto per giovani e la loro istruzione).

                                     Anna Valle

Per saperne di più sul progetto visita la pagina dedicata.

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