Trump e i “conflict minerals”

Posted by Gestore Sito accri biblio, With 0 Comments, Category: Senza categoria,

The village of Rubaya. Here thousands of miners live along with the refugees of the war. Rubaya is located in one of the richest and exploited areas of Congo, but people live without prospectives. They are forced to works in the mines to survive. The problems of schooling and the lack of others job opportunity make people slaves.

 

L'amministrazione Trump ha presentato un decreto esecutivo che andrebbe ad estinguere i controlli normativi nei confronti delle imprese che traggono profitto dai "conflict minerals": causa di guerre, violenze e sofferenze che colpiscono il nord della Repubblica Democratica del Congo da decenni. La bozza del decreto è stata pubblicata dal Guardian: propone una sospensione di due anni delle riforme finanziarie Dodd-Frank, che richiedevano alle imprese statunitensi di segnalare e tracciare se nei loro prodotti sono presenti minerali estratti nella Repubblica Democratica del Congo o paesi limitrofi. Il regolamento che viene abrogato aveva permesso di indebolire il legame tra le grandi imprese e i signori della guerra del Congo che hanno causato la morte di più di cinque milioni di persone dal 1990.

Il Dodd Franck Act è una legge promossa da Barack Obama nel 2010 che modifica i meccanismi di regolazione della finanza statunitense con lo scopo di migliorare la tutela dei consumatori. Nella sezione 1502 chiede alle aziende statunitensi, quotate in Borsa e che impiegano nelle loro lavorazioni oro, stagno, tantalio e tungsteno, di certificare che tali risorse non provengano dalla Rd Congo e dai Paesi confinanti. Secondo Donald Trump alcune aziende, dato l’elevato costo che si devono sobbarcare per tracciare la provenienza dei minerali, sono state costrette a tagliare dei posti di lavoro per ridurre le spese. Spese che la Securities and Exchange Commission avrebbe stimato intorno ai 200 milioni di dollari all’anno.

Insorgono le organizzazioni a tutela dei diritti umani. «È un regalo per le aziende che vogliono fare affari con i criminali e i corrotti» – ha commentato Global Withess, associazione che per anni ha investigato sul ruolo dei minerali nella guerra civile nella parte orientale del Congo.

 

SERVE UNA VERA LEGGE SULLA TRACCIABILITA'


In seguito all'uscita del report di Sky News che racconta l'inferno vissuto da molti bambini nelle miniere di cobalto e coltan nella RD Congo l'interesse dell'opinione pubblica sul tema è cresciuta. Citiamo a tal proposito le parole dell'amico attivista John 'Mpaliza:

Questo gigante ferito è primo produttore mondiale di coltan (circa 80%) e cobalto (50%). Sono cifre mostruose se pensiamo che questi minerali sono irrinunciabili per la tecnologia di oggi (smartphone, computer, etc ... per il primo e batterie delle macchine elettriche "ecologiche" per il secondo).
In tanti mi chiedono cosa possiamo fare noi, cittadini, davanti ad una situazione ormai così chiara per quanto riguarda le responsabilità, in particolare la responsabilità delle multinazionali direttamente coinvolte: ci sono i nomi e cognomi!
COSA FARE? A mio modesto parere temo non possa cambiare nulla fintanto che non ci sia una bella campagna di informazione, sensibilizzazione e soprattutto di boicottaggio!
BOICOTTAGGIO: può funzionare solo se se il messaggio arriva ai cittadini ovunque nel mondo, anche nella RD Congo, e soprattutto ci devono essere un insieme di strumenti, il primo dei quali penso sia una legge sulla tracciabilità dei minerali di conflitti/insanguinati, o dei minerali (quelli molto usato nella tecnologia ma non solo) tout court!
Se c'è una legge, una buona legge sulla tracciabilità di questi minerali, allora si può pretendere la CERTIFICAZIONE dei prodotti/dispositivi elettronici seguendo le norme definite da questa legge, una sorta di BOLLINO DI TRACCIABILITA' che dica e dimostri (si può allora verificarne la veridicità e legalità pena sanzioni), un bollino semplice come quello della CERTIFICAZIONE EUROPEA, semplice sì ma potente per le misure di contrasto a questa schiavitù.
Questo, a mio avviso, sarebbe la discriminante in grado di fare partire una buona campagna di boicottaggio contro chi (le multinazionali, citandone il nome e cognome) una certificazione non la presenta.
Impossibile arrivare ad una situazione del genere? Se è questo il parere di tutte le persone che in questo tempo hanno messo insieme forze, tempo, campagne, denaro e passione, allora lasciateci morire in pace!
Qui non stiamo più parlando di ipotesi ma i nomi ci sono ma vedo difficile che la gente, tanta gente, innamorata e quasi ipnotizzata dalla tecnologia decida di non comprare più. Bisogna informare fino ad arrivare a boicottare proponendo alternative e sono sicuro che piano piano i grossi inizierebbe a cambiare qualcosa, anche solo per non perdere l'1% della clientela.
ECCO, QUESTO E' QUANTO MI SENTIREI DI CHIEDERE ALLE ISTITUZIONI.
Ma voi, cosa ne pensate?
PS1: Trump sta cancellando la Dodd-Frank (sono sempre stato scettico su questo provvedimento ma era un buon punto di partenza) e l'Europa tentenna nel fare un regolamento giusto che possa davvero mettere fine a questa schiavitù!!!
PS2: chiaro che la vera tracciabilità inizierebbe o sarebbe costruita, di fatto, da un buon governo locale, congolese, ce se ne fosse uno!!!

 

Fonti: The Guardian, orizzontinternazionali.org, SkyNews, Peace Walking Man, photo credits Stefano Stranges

Link:

https://www.theguardian.com/us-news/2017/feb/08/trump-administration-order-conflict-mineral-regulations

Rassegna settimanale 06 – 12 febbraio: Africa Subsahariana

http://www.strangesimage.com/portfolio/the-victims-of-our-wealth-dr-congo-2016/

 

 

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