Servizio di Mwangaza su Don Piero Primieri

Posted by Gestore Sito accri biblio, With 0 Comments, Category: Generale,

Traduzione dell'articolo di MWANGAZA di Don James Gatiti sul ritorno a casa di Don Piero Primieri

La messa di commiato a Don Piero Primieri

La Diocesi di Embu ha organizzato una messa di commiato per Don Piero Primieri, il parroco Fidei Donum in servizio da più tempo.

Tornerà alla sua diocesi natale a Trieste, in Italia, in obbedienza alla volontà del suo Vescovo.

In precedenza, Don Primieri è stato il parroco della chiesa di Maria Consolata Iriamurai, oggi presieduta da Don Jeremiah Nyaga che è anche il Direttore per la Vocazione.

L’ufficio del Vescovo ha invitato i membri del clero, uomini e donne di fede e i fedeli di Cristo a prendere parte alla messa di commiato del parroco, arrivato per la prima volta in Kenya nel 1970.

In una lettera datata 9 aprile 2019 e letta da MWANGAZA, Don Michael Philip Ireri, il segretario esecutivo del Vescovo, parla di Don Primieri come un servitore altruista che ha contribuito notevolmente allo sviluppo della diocesi.

Una parte della lettera dice: “Ha servito generosamente la Chiesa e la società in generale. Molti progetti Pastorali e Sociali sono stati promossi dal suo spirito premuroso.”

Il Vescovo Paul Kariuki presiederà la messa alla parrocchia di Iriamurai il 4 maggio 2019, dalle ore 10.

Don Primieri è stato trasferito alla parrocchia di Iriamurai nel 1984, dopo aver servito la parrocchia di Nguviu per 14 anni.

Parroco ritorna a casa dopo servizio missionario a Embu

 

Don Piero Primieri consegna il contributo della parrocchia di Iriamurai al Vescovo Joseph Mbatia di Nyahururu durante una funzione della diocesi di Embu tenuta alla parrocchia di Makima

Don Piero Primieri, il precedente parroco della parrocchia di Maria Consolata Iriamurai, lascerà la Diocesi di Embu per tornare nella sua terra d’origine a maggio 2019.

Il parroco Fidei Donum proveniente dalla diocesi di Trieste, in Italia, è arrivato in Kenya per servire la Parrocchia Santa Famiglia di Nguviu a dicembre del 1970, accompagnato da due confratelli ormai scomparsi, Don Giuseppe Passante e Don Mario Alberti.

I tre sacerdoti Fidei Donum sono arrivati sotto invito del Vescovo di Meru, Lawrence Victor Bessone. Don Primieri ha servito la parrocchia di Nguviu fino al 1984, anno in cui fu trasferito a quella di Iriamurai, dove ha lavorato per 35 anni.

È stato testimone degli inizi della diocesi di Embu ed ha partecipato attivamente alla sua crescita tramite il supporto della diocesi di Trieste. A luglio 1986, mentre era in vacanza, è stato richiamato a Iriamurai a preparare l’inaugurazione della diocesi. Ricorda con gratitudine la splendida collaborazione ricevuta dai parroci e dalla comunità cattolica di Embu. L’inaugurazione si è tenuta il 20 settembre 1986 con il presidio del primo Vescovo di Embu, ora John Cardinal Njue, l’arcivescovo di Nairobi.

“Sono profondamente grato a Dio per la vocazione al sacerdozio. Sono anche grato alla comunità locale di Embu e Mbeere per avermi accettato. Mi sentivo a casa ovunque,” ha detto Don Primieri.

Fidei Donum significa dono della fede. È il nome dell’Enciclica di Papa Pio XII che chiese alle diocesi di mandare più sacerdoti per aiutare l’Africa in modo speciale.

Si trattava di un momento in cui molte persone chiedevano di essere ammesse alla Chiesa Cattolica tramite il battesimo. Molte diocesi nel mondo iniziarono a mandare sacerdoti con l’intento di rimanere per un certo periodo di tempo collaborando con le diocesi locali.

In un intervista con MWANGAZA Don Primieri ha detto che Papa Francesco sollecita un nuovo tipo di impegno per le opere missionarie “ricordando che dobbiamo essere prima di tutto veri discepoli di Gesù Cristo.”

Il sacerdote, che i parrocchiani ritengono un autentico missionario, crede “che l’idea Fidei Donum non debba scomparire poiché dimostra la natura missionaria della Chiesa nel suo insieme.”

Don Primieri fa notare che attraverso i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, il magistero e le Encicliche Papali, la chiesa ha sottolineato il bisogno di coinvolgere i fedeli laici nell’evangelizzazione.

“Tutti i Cristiani condividono le stesse responsabilità nel loro comune sacerdozio, predicazione, potere regale e santificazione. Le mettono in pratica tramite le loro strutture partecipative iniziate dalla Chiesa a tutti i livelli,” ha detto Don Primieri.

Con la nuova realtà portata dalla globalizzazione, Papa Francesco esorta la Chiesa ad aprirsi alla nuova evangelizzazione partendo da noi stessi, senza preoccuparsi troppo della struttura.

Il Papa esorta i Cristiani ad essere testimoni dei missionari (sia preti che laici) che diventano “missionari discepoli.” “Secondo la sua recente lettera Enciclica Evangelii Gaudium, questo è l’unico modo per influenzare il futuro vivendo una spiritualità trinitaria comunitaria,” ha detto Don Primieri.

MOVIMENTO FOCOLARE

Don Piero è un membro fedele del movimento Focolare iniziato dalla venerabile Chiara Lubich. “Quando sono entrato in contatto con questo movimento, ho visto la sua spiritualità come un modo per realizzare l’idea di inculturare il Vangelo nella Chiesa locale. In verità, l’ideale del movimento è compiere la preghiera di Gesù di essere una cosa sola. Il movimento sottolinea l’importanza di vivere la parola di Dio e la spiritualità della comunione attraverso amore e fratellanza reciproci. In questo modo, evidenziando la priorità del sacerdozio mariano comune, ricordiamo che la prima vocazione per i cristiani è la santità.”

Nei diversi impegni di vita in fratellanza usano espressioni come “Ama l’altro Paese quanto il tuo.” Dal punto di vista politico questa è una vera sfida, ma è un modo di vivere la fratellanza.

IL SUO LAVORO ALLA PARROCCHIA DI NGUVIU

Una foto di gruppo dei cristiani della parrocchia allargata di Nguviu con Don Piero Primieri e i deceduti Don Mario Alberti e Don Giuseppe Passante

“Al principio della nostra opera missionaria alla parrocchia di Nguviu abbiamo affrontato molte sfide, tra cui imparare la lingua locale e comprendere la cultura e le tradizioni del popolo. Riconoscendo i nostri limiti, ci siamo affidati a Dio e ai leader locali,” ha detto Don Primieri in un’intervista a MWANGAZA. Non solo si sono presi cura del catecumenato e dell’amministrazione dei sacramenti, ma hanno anche iniziato a preparare le persone a scegliere i propri leader e a formare i comitati parrocchiali secondo lo spirito e le direttive del Concilio Vaticano II.

Don Primieri parla il Kiembu-Kimbeere fluentemente e conosce le tradizioni di Aembu e Amberee
bene quanto quelle nella sua città natale in Italia.

Ha iniziato la costruzione del politecnico giovanile Kanorori a Kiriari, e ha migliorato la scuola secondaria di Nguviu, sia maschile che femminile, e la scuola primaria femminile St. Ursula. Ha costruito cappelle a Karau, Kairuri, Gatunduri, Kamviu e Mikimbi. Ha acquistato un appezzamento di terra, dove attualmente sorge il Santuario Gaciigi e vi ha costruito il santuario con l’aiuto di giovani muratori provenienti dal politecnico giovanile Kanorori.

“Ho valutato che Gaciigi era il punto più alto nella diocesi alle pendici del monte Kenya,” ha detto Don Primieri. Dopo averlo comunicato al Cardinale John Njue, l’idea di costruire un piccolo santuario mariano è venuta alla luce.

Il suo ultimo impegno a Nguviu fu la costruzione dell’attuale chiesa di Nguviu, che fu consacrata il 23 settembre 1984 da S.E. Mons. Silas S. Njiru Vescovo Emerito e S.E. Mons. Lorenzo Bellomi della diocesi di Trieste. Vale la pena notare che la stupenda Cattedrale di Saints Peter and Paul è un progetto migliorato della chiesa di Nguviu del defunto architetto Carlo Fumagalli.

Per realizzare questa impresa Don Primieri ha lavorato assieme a volontari (come il defunto Donato Cordi), infermiere, assistenti sociali e molti altri.

La chiesa della parrocchia di Nguviu, parte del lascito di Don Piero

IL SUO LAVORO ALLA PARROCCHIA DI IRIAMURAI

Don Primieri fu mandato a Iriamurai assieme ad altri due sacerdoti –Don Gianpaolo Muggia e Don Antonio Bortuzzo. Qui hanno affrontato molte sfide per garantire una crescita positiva nella fede della popolazione locale.

“Quando don Giuseppe Kavinato, un prete Fidei Donum proveniente dalla diocesi di Padova, in Italia, fu ferito con una freccia da alcuni delinquenti alla parrocchia di Nthagaiya nel 1983, Don Gianpaolo si prese cura della parrocchia fino alla fine del 1985. Quando prendemmo possesso di Iriamurai, ci trovavamo in una situazione difficile, poiché stavamo servendo anche le parrocchie di Nguviu e Nthagaiya,” ha detto Don Primieri, che, come racconta il decanato, ha anche operato come decano di Embu.

All’interno della parrocchia di Iriamurai Don Primieri è elogiato per aver incoraggiato la trasformazione spirituale, costruendo più di 13 chiese permanenti e alcune semi-permanenti, 8 scuole primarie e 8 secondarie e educando allo spirito di unità, amore e fratellanza. Tra i suoi successi c’è la creazione di due nuove parrocchie a pieno titolo: Munyori (1999) e Mutuobare (2014).

L’ingegnere civile Cecil Runji Ngware ha detto in un gruppo Whatsapp della parrocchia: “Don Piero è rimasto fra la nostra gente per molto tempo ed è diventato parte di noi e un buon pastore. Ho lavorato con lui nello specifico nella cappella di Kamurugu. Mi aspettavo andasse in pensione pacificamente a Iriamurai.”

Henry Kithaka, ex aspirante politico, ha descritto Don Piero come una benedizione di Dio per la diocesi, un’anima santa e altruista e un promotore della fede che non ha eguali nelle opere di carità.

Don Primieri considera la costruzione del Centro Pastorale della parrocchia di Iriamurai un grande successo nella formazione dei leader e dei cristiani. “A causa della vastità della parrocchia, era impossibile invitare le persone per un incontro lungo una giornata,” ha detto.

In passato, la parrocchia di Iriamurai includeva le aree di Gachoka, ora occupate dalla parrocchia Munyori fino a Kiambere Dam nella parrocchia Mutuobare. Il centro pastorale dalla struttura semplice è costituita da una sala riunioni, una sala da pranzo, una cucina e due dormitori che possono ospitare tra le 70 e le 80 persone. Offre un alloggio separato per donne e uomini.

Il Centro Pastorale è usato per la maggior parte da catechisti, giovani, leader e gruppi religiosi per corsi regolari e la pianificazione di attività di gruppo. Anche vari gruppi coinvolti nello sviluppo di attività, come la Caritas, e i volontari mandati dall’ACCRI, una ONG della diocesi di Trieste, usano la struttura. A livello del decanato il centro pastorale è stato usato per corsi di catechisti o preti e per le prove del coro.

Don Primieri si è espresso fiducioso che le piccole comunità cristiane a livello parrocchiale che vivono la spiritualità trinitaria dell’amore reciproco, in futuro contribuiranno alla realizzazione della richiesta di Gesù che tutti siano una cosa sola. Ciò significa vivere come fratelli e sorelle superando ogni tipo di discordia basata su clan, tribù o affiliazione politica, e invece lavorare assieme per implementare ogni genere di progetto e impegno a vari livelli.

Don Piero Primieri durante una precedente Santa Messa

CRESCITA DELLE VOCAZIONI

La parrocchia di Iriamurai ha registrato una crescita del numero di vocazioni, sia al sacerdozio che alla vita religiosa. La parrocchia ha formato sinora due preti diocesani, un diacono, due seminaristi, numerose suore in diverse congregazioni e quattro religiosi appartenenti al movimento Focolare.

Don Primieri rivela che la vocazione religiosa è una grazia data da Dio e che richiede accettazione e risposta. “Per questo motivo c’è bisogno di tempo affinché le persone riescano a individuare questo e si impegnino. Ecco perché, gradualmente, abbiamo un numero consistente di giovani che esprimono il desiderio di aderire alla vita consacrata,” ha detto.

FAZENDA DA ESPERANCA –FATTORIA DELLA SPERANZA

Don Primieri accolse la decisione di S.E. Mons. Paul Kariuki, il Vescovo di Embu a iniziare un nuovo progetto nella parrocchia: un centro di riabilitazione chiamato Fattoria della Speranza (Shamba la Tumaini) nel villaggio di Kamurugu.

Il Centro è stato inaugurato nel 2017 al fine di prendersi cura di giovani e adulti disorientati dall’abuso di alcol, droga e altre sostanze. È un programma di riabilitazione completamente nuovo che non si basa sulla medicina ma sulla vita in comunità, una vita spirituale costruita sulla parola di Dio e sul lavoro manuale.

SFIDE PASTORALI

Molti studenti delle scuole primarie e secondarie della zona lasciano la scuola per l’attività redditizia del Khat (Miraa). La coltivazione di Khat è come due facce della stessa medaglia. Da un lato, la vendita di Miraa porta un ingente salario alle famiglie della zona.

Dall’altro, non colpisce soltanto l’educazione di un bambino e indirettamente anche quella di una bambina, ma rovina anche il tessuto morale della comunità locale.

Gli effetti dannosi della Miraa sono quindi sentiti dalla famiglia, dalla scuola e dall’intera società.
Inoltre, questo problema scopre un vuoto nella formazione della nostra gente ed esige un approccio collaborativo da tutti, comprese le famiglie, persone di buona volontà, la Chiesa, la scuola e l’autorità civile.

Oltre al pericolo della Miraa, gli studenti stanno lasciando la scuola a causa dell’estrazione della sabbia. In molti hanno intrapreso l’estrazione della sabbia come attività di lucro con conseguenze ambientali. Molti fiumi stagionali della zona che una volta contenevano una buona quantità di acqua, ora sono stati prosciugati.

Citando la recente Enciclica di Papa Francesco “Sulla nostra casa comune” (Laudato Si), Don Primieri ha detto che dovremmo essere motivati dalla fede e sentire la sofferenza di queste sfide. C’è un bisogno morale di prendersi cura dell’ambiente.

“Dobbiamo prenderci cura dell’ambiente cambiando la nostra mentalità e la nostra relazione con il creato. Abbiamo bisogno di buona volontà e disponibilità ad ascoltare e imparare come usare l’ambiente che abbiamo ricevuto prendendocene cura e stando attenti alle conseguenze,” ci mette in guardia Don Piero.

Esorta i leader a educare la popolazione su come prendersi cura dell’ambiente. “Tutti devono capire che l’impegno verso il nostro ambiente non è un opzione, ma una priorità visto che dobbiamo fare la nostra parte nel creato. Ciò che dio vuole darci deve venire da sotto, dalla nostra risposta responsabile e pratica,” ha detto.

Chiede ai parrocchiani di Iriamurai di migliorare la cura dell’ambiente piantando più alberi, usando concime, scavando terrazze e adottando nuove strategie di raccolta dell’acqua. “È importante essere coscienti della distruzione dilagante dell’ambiente con lo sconsiderato taglio di alberi per la carbonaia e per altri usi che portano alla desertificazione.”

Don Primieri ha detto che per affrontare le sfide pastorali c’è bisogno di completare il Centro Giovanile già pianificato a Kiritiri e si deve anche migliorare la partecipazione nelle attività proposte dai progetti di ACCRI e della CARITAS che operano nella parrocchia.

Translate »