DSCN0931bis2
Abbiamo inserito nel percorso formativo un aspetto fondamentale dell'azione dei nostri volontari: l'essere facilitatori di processi di empowerment.
La parola "empowerment" non ha ancora una traduzione esauriente in italiano, ma cerchiamo di darne una spiegazione con un estratto di un articolo pubblicato su Animazione Sociale N.1 Gennaio-2003 dal titolo: “La ricerca-azione come promozione delle comunità locali” di Piergiulio Branca e Floriana Colombo.

L’azione dialogica come processo di empowerment sociale

I processi sociali che concorrono allo sviluppo di comunità sono il coinvolgimento, la partecipazione e la connessione emotiva.

Ciò che caratterizza lo sviluppo di comunità è l’interazione tra questi tre processi, che supporta e sviluppa il senso di responsabilità sociale.

A seconda di come interagiscono questi tre processi e a seconda di come si strutturano le dinamiche al loro interno, i soggetti sociali si percepiscono come corresponsabili di fronte ai vari problemi che possono presentarsi nella comunità.

Affinché si consolidino l’impegno e la partecipazione

e da parte dei soggetti è necessaria la percezione di un adeguato livello di potere: un elevato senso di responsabilità sociale non può durare a lungo in una condizione in cui si pensa di non poter fare nulla per cambiare la situazione (si produce un forte senso di frustrazione).

I soggetti cambiano le condizioni se sviluppano senso di responsabilità o senso di proprietà rispetto al problema, abilitano competenze partecipatorie, percepiscono di avere un potere, accrescono il senso di comunità.

La logica di fondo di questo scenario è l’empowerment.

In quanto pedagogia della speranza, il processo di empowerment sociale è un orientamento positivo alla considerazione e all’uso delle risorse proprie e altrui, secondo due dimensioni principali: il «protagonismo interno» positivo, e la fiducia esterna, negli altri membri della comunità.

L’empowerment organizzativo e comunitario non si riduce quindi all’aggregazione di più individui empowered, ma include l’attivazione di alcuni fattori di contesto che accrescono le opportunità di empowerment individuale e collettivo.

L’agire dell’operatore di comunità è volto a incoraggiare processi identitari di gruppo che si costituiscono a partire dalla connessione emotiva sui problemi/bisogni, e che fanno sì che ad una domanda/bisogno possa corrispondere un ambito o una comunità che ne legittimi il senso come possibilità di riconoscimento e di reciprocità attraverso un movimento di trasformazione dall’individualizzazione al collettivo, dalla dipendenza all’interdipendenza, all’interno di nuovi rapporti fra esseri e saperi diversi.

L’empowerment, ovvero è possibile cambiare?

L’empowerment non è un tratto immutabile della personalità, ma una costruzione dinamica ed evolutiva guidata dal contesto: assume perciò forme diverse per persone diverse in contesti diversi.

Riprendendo la terminologia dell’ala radicale della psicologia di comunità (Rappaport ha chiamato questo processo «acquisizione di potere»), la radice di empowerment è power, potere: infatti è proprio dalla situazione di mancanza di potere che si attiva il processo.

La percezione di assenza di potere può dipendere da fattori sia soggettivi che oggettivi: l’assenza di esperienza politica, il mancato accesso alle informazioni, l’assenza di sicurezza economica, l’appartenenza a gruppi sociali stigmatizzati e interiorizzati secondo gli stereotipi negativi della società, il sentimento di disorientamento rispetto alla complessità, il fatalismo e l’arrendevolezza di fronte a un tessuto sociale disgregato.

Per consultare l'articolo clicca su:

L’azione dialogica come processo di empowerment sociale.

Translate »