Stonehenge, (pietra sospesa, da stone, pietra, ed henge, che deriva da hang, sospendere: in riferimento agli architravi) è un sito neolitico sacro - dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1989 - che si trova vicino ad Amesbury nello WiltshireInghilterra. È composto da un insieme circolare di grosse pietre erette (60), conosciute come megaliti.

Recenti studi ne datano l’edificazione intorno al 3100 a.C. e vi attribuiscono il significato di un osservatorio astronomico luni-solare nel quale l’allineamento dei monoliti così come la direzione dei loro assi, corrispondeva ai momenti del solstizio e dell’equinozio.

Un monumento quindi, di straordinario valore simbolico a significare la primordiale e perenne ricerca dell’”UOMO” di qualcosa al di là del suo mondo terreno e ristretto, qualcosa che – da sempre – tendeva e tende verso l’alto, verso ciò che sta sopra e intorno a noi e che ci sfugge …

Singolare, caratteristico e fonte di riflessione, il fatto che – approssimativamente negli stessi anni, e cioè intorno a 3150 a.C,. - in Egitto veniva eretta la prima piramide, la piramide di SAQQARA: a tanti chilometri di distanza, quindi anche qui, l’”UOMO” era in ricerca di un qualcosa; e questa ricerca lo portava inevitabilmente a tendere verso l’alto ...!

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QUARESIMA

Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare. Prima della riforma liturgica, l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle parole “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, secondo la maledizione del Signore all’uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo lugubre monito iniziava un periodo caratterizzato dalle penitenze, dai sacrifici e dalle mortificazioni.

Oggi l’imposizione delle ceneri è accompagnata dall’invito evangelico “Convertiti e credi al vangelo”, secondo le prime parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Marco (Mc 1,15). Un invito al cambiamento di vita, orientando la propria esistenza al bene dell’altro e a dare adesione alla buona notizia di Gesù.

L’uomo non è polvere e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è eterna, cioè indistruttibile, e per questo capace di superare la morte. In queste due diverse impostazioni teologiche sta il significato della quaresima.

Mai Gesù nel suo insegnamento ha invitato a fare penitenza, a mortificarsi, e tanto meno a fare sacrifici. Anzi, ha detto il contrario: “Misericordia io voglio e non sacrifici (Mt 12,7). I sacrifici centrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale, la misericordia orienta l’uomo al bene del fratello.

Sacrifici, penitenze, mortificazioni non fanno che centrare l’uomo su se stesso, e nulla può essere più pericoloso e letale di questo atteggiamento. Paolo di Tarso, in quanto fanatico fariseo, era un convinto assertore di queste pratiche. Una volta conosciuto Gesù, arriverà a scrivere nella Lettera ai Colossesi:

Nessuno dunque vi condanni in fatto di cibo o di bevanda, o per feste, noviluni e sabati… Se con Cristo siete morti agli elementi del mondo, perché …lasciarvi imporre precetti quali: non prendere, non gustare, non toccare? Sono tutte cose destinate a scomparire, sono prescrizioni e insegnamenti umani, che hanno una parvenza di sapienza con la loro falsa religiosità e umiltà e mortificazione del corpo, ma in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne” (Col 2,16.20-23).

Paolo aveva compreso molto bene che queste pratiche centrano l’uomo su se stesso, nel miraggio di una impossibile perfezione spirituale, tanto lontana e irraggiungibile quanto grande è la propria ambizione. Per questo Gesù invita invece al dono di sé, immediato e concreto, tanto quanto è grande la propria capacità di amare.

La quaresima è orientata alla Pasqua di risurrezione. Per questo non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni. Si tratta di scoprire forme nuove, originali, inedite, di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua come pienezza della vita del Cristo e propria.

L’imposizione delle ceneri è la pratica che si rifà all’uso agricolo dei contadini che conservavano tutto l’inverno le ceneri del camino, per poi, verso la fine dell’inverno, spargerle sul terreno, come fattore vitalizzante per dare nuova energia alla terra. Ed è questo il significato delle ceneri: l’accoglienza della buona notizia di Gesù (“Convertiti e credi al vangelo”), è l’elemento vitale che vivifica la nostra esistenza, fa scoprire forme nuove originali di amore, e fa fiorire tutte quelle capacità di dono che sono latenti e che attendevano solo il momento propizio per emergere.

Alberto Maggi

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LA NOTTE VIGILE DEI POVERI

di Pedro Casaldáliga e José María Vigil

Sappiamo già che la solidarietà è in crisi. Parlare di crisi della solidarietà potrà sembrare un luogo comune, ma si tratta di una verità forte che, da un lato o dall’altro, colpisce tutti noi: quelli che dovrebbero esprimere solidarietà e quelli che hanno bisogno di riceverla. O, meglio, tutti noi che abbiamo bisogno di riceverla e di darla, perché la solidarietà è un mistero di reciprocità fraterna ineludibile.

Segni di questa crisi non mancano certo. Ci riferiamo soprattutto alla solidarietà con l’America Latina. Delle migliaia di comitati di solidarietà che si sono avuti, in tutto il mondo, con il Nicaragua, per esempio, la maggior parte è scomparsa. Ed è curioso osservare che, nel caso concreto della Spagna, sono scomparsi i cosiddetti comitati “politici”, mentre rimangono quelli “cristiani”. Per rispetto della verità è giusto riconoscere, riguardo ai primi, che alcuni si sono uniti ad altri organismi più universali di solidarietà.

Tuttavia, resta valida l’osservazione di Enrique Dussel: forse in certi momenti di disillusione storica, quando la speranza “scientifica” è stata sconfitta dai fatti, permane, nella notte della fede, più in là delle certezze scientifiche, la speranza contro ogni speranza che è propria dei cristiani. Il che non significa che tale crisi non colpisca profondamente anche i cristiani e le cristiane, soprattutto quando anch’essi attribuiscono il giusto valore alla storia e alla scienza….

La solidarietà è una forma piena della carità di sempre, ma con un’esperienza critica, storica, politica, geopolitica, di spiritualità integrale. La solidarietà è la carità potenziata dall’opzione per i poveri. La stessa crisi che l’opzione per i poveri sta attraversando nel cuore di tanti e in tanti settori della Chiesa.

L’opzione per i poveri è entrata nella sua notte oscura. Molti si stanno domandando “cosa resti dell’opzione per i poveri”. Intesa come opzione per le Cause dei poveri, e non solamente per le loro sofferenze o la loro emarginazione.

I motivi di questa maggiore crisi sono molti, clamorosi, totali.

- Il crac dell’Est europeo e la caduta del socialismo reale e il presunto trionfo del nuovo impero del liberismo e l’egemonia totale del mercato.

- Il fatto che non si “veda” un progetto storico dei poveri, alternativo, che sia praticabile in questo periodo globalizzato della politica e dell’economia. L’opzione per i poveri deve essere fatta più controcorrente, senza l’appoggio sensibile di un organigramma, senza la forza manovrabile di una speranza meccanicista che le dia una credibilità in termini di fattibilità storica prossima…. La nostra “speranza contro ogni speranza” è una speranza contro ogni apparenza, la fede contro ogni evidenza, l’amore contro ogni impossibilità….

Non bisogna pretendere l’impossibile. Ci lasciamo spesso abbattere perché esageriamo il negativo e pretendiamo l’impossibile in questo periodo della caduta “del socialismo” e dell’euforia neoliberista. Anche noi possiamo finire per riconoscere, più o meno avventatamente, che “la storia non va più oltre”.

La fede è quella luce che brilla in un luogo di tenebre, come diceva l’apostolo Pietro (cfr 2 Pt 1,19). E bisogna usarla per illuminare criticamente le tenebre della storia, la menzogna del potere e la fascinazione degli idoli.

  • Si impone una migliore analisi di “quanto è avvenuto”, sia nel socialismo reale dell’Est che nelle nostre rivoluzioni latinoamericane e nel “trionfo” del neoliberismo. Molte persone, anche tra quelle che poco tempo fa erano critiche nei confronti del progetto capitalista e della dominazione imperialista, ora – introiettando la visione dell’oppressore – accettano la versione che il capitale e l’impero danno di “quanto è avvenuto”: quanto è avvenuto, pensano, è che il progetto dei poveri – quale che sia il suo nome o la sua modalità – è collassato da sé, internamente; perché era, è e sarà sempre un progetto impraticabile. Nella storia emerge solo il progetto dei ricchi.

  • La guerra fredda e, nel nostro caso, la guerra di bassa intensità, condotta dalla potenza più aggressiva della terra; le condanne internazionali, anche da parte della Corte dell’Aia; la violazione dei diritti dei Popoli che hanno rappresentato le invasioni della Repubblica Dominicana, di Grenada, di Panamá; il crescente debito estero che ci rende impossibile la normalità, tutto questo o non è esistito, a quanto pare, o non esiste più. È stato tutto semplicemente il collasso interno dell’“impossibile” progetto dei poveri.

  • Si impone anche un rifiuto critico del presunto “trionfo” del capitalismo neoliberista. Perché, noi perlomeno, non vediamo da nessuna parte questo trionfo, se ci riferiamo all’immensa maggioranza dell’umanità…..

  • Bisogna saper rifiutare le false certezze che introiettiamo quasi inconsciamente con l’egemonia del potere dominante. Per esso, infatti, il nostro “decennio perduto”, per esempio, è stato il decennio di migliori guadagni. Wall Street dispone di dati convincenti: questo è stato il decennio di più alti profitti costanti per la Banca Mondiale.

  • Non possiamo perdere mai neppure la memoria storica, fondamento dell’identità di un popolo e autocoscienza della sua praticabilità futura. I trionfi e le cadute degli imperi che si succedono costituiscono la ruota della storia dell’umanità. Oggi stiamo vivendo semplicemente un nuovo momento di un nuovo impero, nient’altro…..

  • Non è vero che “qualunque passato è stato migliore”. Né il passato remoto, né il passato immediato. … Noi cristiani, soprattutto, dobbiamo vivere sempre il presente di Dio nel nostro presente umano….

  • La prepotenza del male appare più facilmente di quanto faccia la forza nascosta dei semi del bene. C’è molta più vitalità alternativa di quella che appare, a livello di società e di Chiesa, nel nostro Terzo Mondo e anche nel Primo. Sono molte le voci e le forze che si stanno unendo, in contestazione, in profezia, in solidarietà. Il fatto che ci sentiamo immersi nella notte non significa che non ci siano molte stelle e un nuovo sole alla porta dell’alba…

Il mistero dell’Incarnazione è l’espressione massima, storica, sottomessa alle nostre vicissitudini, della solidarietà di Dio con l’umanità. Gesù è la solidarietà di Dio fatta carne e sangue, vita e morte, passione e risurrezione. In Lui e attraverso di Lui sappiamo che Dio è amore solidale.

Non abbiamo molti comandamenti. Ne abbiamo solo uno: “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Il comandamento nuovo dell’amore nuovo si traduce nella pratica quotidiana e nella vita sociale e nell’organizzazione politica ed economica della società, attraverso la solidarietà effettiva: disinteressata ed efficace. Con tutti, ma più specificamente, e prima di tutto e sempre, con questi fratelli e sorelle “più piccoli”.

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Abbattiamo i muri, costruiamo una fraternità universale

Tavola della pace  30/01/2019, 13:47

Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino. E fu una grande festa. Era la fine della Guerra Fredda, della divisione dell’Europa e del mondo in due blocchi contrapposti. L’inizio di una nuova storia.

Trent’anni dopo, molti altri muri minacciano i nostri diritti, i beni comuni, la nostra voglia di libertà e di giustizia. Molti sono stati innalzati negli ultimi anni. Altri sono ancora in costruzione nei nostri paesi, in Europa e nel mondo. Non servono per proteggere ma per respingere, chiudere, rinchiudere, oscurare, dividere.

Alcuni sono muri di cemento armato e filo spinato. Altri sono invisibili ma ancora più estesi e devastanti. Sono i muri dell’indifferenza, dell’antagonismo infinito, della competizione selvaggia, dell’ingiustizia, delle disuguaglianze, della miseria, della paura, del pregiudizio, dell’intolleranza, dell’odio. Sono i muri mediatici che alimentano paure, conflitti, ignoranza, individualismo e incomprensioni. Sono muri che ci mettono gli uni contro gli altri, che lacerano la vita di persone, famiglie, comunità, popoli e paesi. E che minacciano di distruggere la nostra stessa Europa.

Contro tutti questi muri che ci stanno togliendo la libertà, distruggendo la nostra umanità, la pace e il sogno di una vita e di un mondo migliori, noi vogliamo insorgere reagire.

Invece dei muri noi vogliamo costruire fraternità, una fraternità universale: un modo realmente nuovo, moderno, di vedere, intendere e organizzare le relazioni tra le persone e i popoli, i rapporti con la natura, la società, l’economia. È tempo di unire le nostre mani per affrontare insieme, con la nonviolenza, le sfide aperte, prenderci cura gli uni degli altri, non lasciare nessuno indietro, curare assieme la casa comune.

Abbattendo i muri, visibili e invisibili, noi vogliamo contrastare le divisioni, l’individualismo, le disuguaglianze, le ingiustizie, la solitudine, le persecuzioni, le violenze, le guerre, la corsa al riarmo. Vogliamo riunire la famiglia umana, costruire la casa comune europea, l’onu dei popoli (non delle Istituzioni!), un ordine mondiale più giusto, solidale e democratico e una nuova società dove a tutti gli esseri umani vengano effettivamente riconosciuti la stessa dignità e gli stessi diritti fondamentali. La cittadinanza universale, plurale e inclusiva, deve prevalere sulla cittadinanza nazionale. Siamo tanti e diversi in un mondo di risorse finite che dobbiamo salvare e condividere: dobbiamo imparare ad agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

La costruzione del Muro di Berlino segnò un’epoca molto buia e drammatica dell’Europa e del mondo. Per lungo tempo, quel muro sembrò inamovibile. Ma poi, sotto la pressione di milioni di persone, venne abbattuto. Nel nome della libertà e dei diritti umani.

TAVOLA DELLA PACE”,

gruppo di persone, 200 associazioni diverse tra loro, laiche e confessionali, impegnate nei campi più diversi, che sente il dovere di impegnarsi per difendere e costruire la pace.

Da molti anni organizziamo la Marcia PerugiAssisi, sosteniamo il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani.. Crediamo nella pace. Anche quando molti altri smettono di farlo. E siccome ci crediamo, ci lavoriamo. Mettendoci tutto l’impegno, la passione e la creatività che abbiamo.

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Amare i poveri

La nostra grande colpa come cristiani non è che dopo duemila anni ci siano ancora dei poveri, ma che sia umiliante e vergognoso fare il povero in terra cristiana, e che qualche forma della nostra carità ne abbia ribadito la vergogna.

Metterli davanti, ai primi posti, una volta tanto: potrebbe anche essere una messa in scena. Mi pare che ci fosse un giorno dell’anno in cui gli stessi schiavi venivano serviti a tavola dai padroni. Ma il giorno appresso si era da capo. Gesù li mette davanti; ma c’è anche lui coi poveri, povero come tutti e dì più. Egli non è uno spettatore che fa il povero, egli è il Povero.

E l’onore e la dignità gliel’ha confermata al povero in questa maniera: non genericamente, alla povertà, ma a ciascuno, poiché egli è in ciascuno che ha fame e sete, che è senza casa e senza vestito, malato e prigioniero… come in un ostensorio. L’ostensorio viene portato dal sacerdote più in alto in gerarchia. Il povero che porta l’ostensorio di Cristo non è più l’ultimo, ma il primo; e allora lo si mette a tavola e si è felici di servirlo, perché da questo servizio dipende la nostra salvezza.

“Se ci vuol tanto bene, a noi poveri, perché non ci fa tutti ricchi?”. Ricchi! E diciamo questa magica parola, come se dicessimo: felici! Se la ricchezza fosse sinonimo di felicità, avremmo ragione di dire a Cristo: “Che ne facciamo di un onore e di una dignità che non rendono?”. Ma non è così. E dell’illusione che ci manca, ci compensa col metterci al primo posto ovunque, in chiesa e in paradiso.

E “perché non veniamo meno lungo la via”, dice agli altri, che si sono fatti padroni dei beni di tutti, che non li possono tenere o che li possono tenere solo al patto che siano di tutti e che li amministrino come fa la mamma, che prima serve i figliuoli e, se n’avanza, quel poco che sopravanza, se lo tiene. Il di più è per i figliuoli, lo dà ai figliuoli.

Non so se questo è il significato comune della parola del Signore: “Il di più datelo ai poveri”. So però che quando nel nostro cuore entra un grande amore, l’ultimo posto è il nostro, e la misura “non misurata, scossa, sovrabbondante” va a finire dove pure il nostro cuore riposa. Gesù, con noi poveri, ha fatto così: i santi hanno fatto così. Chi ama Cristo nei poveri non conosce certe difficoltà esegetiche, che sono piuttosto del cuore che del linguaggio. Quando il cuore non vuole capire, allora ci si fa precedere dalla ragione, che assai di rado capisce le ragioni che solo il cuore può capire.

Primo Mazzolari, Il compagno cristo [1945], Edizioni Dehoniane, Bologna 1977

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Il presepe vivente.
Una norma cattiva e parole al vento.

Marco Tarquinio

Tratto da AVVENIRE di sabato 1 dicembre 2018

Il presepe di cui qui si parla è vivente.

Loro sono giovanissimi: Giuseppe (Yousuf), Fede (Faith) e la loro creatura. Che è già nata, è una bimba e ha appena cinque mesi. Giuseppe viene dal Ghana, Fede è nigeriana, entrambi godono – è questo il verbo tecnico – della «protezione umanitaria» accordata dalla Repubblica Italiana. Ora ne stanno godendo… in mezzo a una strada. Una strada che comincia appena fuori di un Cara calabrese e che, senza passare da nessuna casa, porta dritto sino al Natale. Il Natale di Gesù: Uno che se ne intende di povertà e grandezza, di folle adoranti e masse furenti, di ascolto e di rifiuto, del "sì" che tutto accoglie e tutti salva e dei "no" che si fanno porte sbattute in faccia e poi chiodi di croce.

Giuseppe e Fede solo stati abbandonati, con la loro creatura, sulla strada che porta al Natale e, poi, non si sa dove. Sono parte di un nuovo popolo di "scartati", che sta andando a cercare riparo ai bordi delle vie e delle piazze, delle città e dell’ordine costituito, ingrossando le file dei senza niente. Sono i senza più niente.

Avevano trovato timbri ufficiali e un "luogo" che si chiama Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) su cui contare per essere inclusi legalmente nella società italiana, apprendendo la nostra lingua, valorizzando le proprie competenze, studiando per imparare cose nuove e utili a se stessi e al Paese che li stava accogliendo. Adesso quel luogo non li riguarda più. I "rifugiati" sì, i "protetti" no. E a loro non resta che la strada, una strada senza libertà vera, e gli incontri che la strada sempre offre e qualche volta impone: persone perbene e persone permale, mani tese a dare e a carezzare e mani tese a prendere e a picchiare, indifferenza o solidarietà.

Si può essere certi che il ministro dell’Interno, come i parlamentari che hanno votato e convertito in legge il suo decreto su Sicurezza e Immigrazione, non ce l’avesse con Giuseppe, Fede e la loro bimba di cinque mesi. Ma è un fatto: tutti insieme se la sono presa anche con loro tre, e con tutti gli altri che il Sistema sta scaricando fuori dalla porta. Viene voglia di chiamarla "la Legge della strada". Che come si sa è dura, persino feroce, non sopporta i deboli e, darwinianamente, li elimina. È un fatto: la nuova "Legge della strada" già comanda sulla vita di centinaia di persone che diverranno migliaia e poi decine di migliaia. Proprio come avevamo avvertito che sarebbe accaduto.

Eccolo, allora, davanti ai nostri occhi il presepe vivente del Natale 2018. Allestito in una fabbrica dell’illegalità costruita a suon di norme e di commi. Campane senza gioia, fatte suonare per persone e famiglie, alle quali resta per tetto e per letto un misero foglio di carta, che ironicamente - e ormai vuotamente - le definisce meritevoli di «protezione umanitaria». Ma quelle campane tristi suonano anche per noi !

P.S. Per favore, chi ha votato la "Legge della strada" ci risparmi almeno parole al vento e ai social sullo spirito del Natale, sul presepe e sul nome di Gesù. Prima di nominarlo, Lui, bisogna riconoscerlo.


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Una riflessione di p. Ernesto Balducci.

Quando riflettiamo sulla Croce, è difficile comprendere come essa sia una forza di distruzione di tutto ciò che appartiene ai poteri di questo mondo, ivi compresa la legge fatta di prescrizioni e di decreti.

Gesù sulla Croce ha distrutto in sé l'inimicizia, ha abolito gli steccati che separano gli uomini ed ha abolito ogni pretesa degli uomini di dominare le coscienze - per quanto apparentemente legittima. Egli ha realizzato in sé le condizioni vere per la pace.

Come possiamo continuare a ripetere il Vangelo mettendo fra parentesi la provocazione che nasce dai fatti?

Dobbiamo rendere conto del perché questo annuncio di pace, segnato dal suo sangue, è stato così sterile. Siamo in un mondo di guerra, come si era nel passato, e non sembra che i cristiani siano capaci di abolire la logica della guerra; ci stanno dentro, la legittimano, ne traggono perfino vantaggi!

. Eppure Gesù sulla Croce «distrugge l'inimicizia»?

Quando si volesse dare del peccato originale una comprensione pertinente (tema rimasto imprigionato da spiegazioni estranee alla nostra esigenza morale), credo che si potrebbe chiamare peccato originale la tendenza indomita, inestirpabile dall'uomo, a costruirsi nella vita e nei rapporti con gli altri, cioè a seguire la linea della volontà di potenza. [...]

La volontà di potenza ha dei luoghi di manifestazione, che sono poi i luoghi in cui sempre la riconosciamo: il primo luogo, quello più specifico, è il livello del potere, soprattutto nelle istituzioni: nelle istituzioni si concretizza la volontà di potenza. Ivi sono i falsi pastori, i quali ritengono - magari in nome di Dio - di avere il diritto di dispensare le coscienze dalla loro autonomia, dalla loro responsabilità, e si assumono il diritto di dare disposizioni e ordini in nome di Dio, senza premurarsi che le loro parole passino attraverso l'accoglimento libero delle coscienze. Questo modo di governare - lo dice Gesù - è proprio dei pagani. Gesù dice: chi vuol comandare deve servire, le coscienze innanzitutto.

I falsi pastori non sono quelli che portano scritta la falsità sulla fronte. Ma sono falsi pastori quanti utilizzano il gregge secondo obiettivi che non hanno niente a che fare con la liberazione delle coscienze. Sono i pastori che un giorno ci dicono che i nemici sono ad Occidente, un giorno che sono ad Oriente, un giorno ci dicono che la proprietà è sacra, un giorno ci dicono che è bene comune... danno disposizioni contando sulla nostra cieca obbedienza. E nei momenti in cui dovrebbero parlare, non parlano…. Non sono guide delle coscienze. Per essere guida occorre tanta umiltà per ascoltare le coscienze, perché esse sono i luoghi in cui si manifesta la volontà di Dio. Dobbiamo rifiutare ogni soggezione della coscienza al potere....

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Via Crucis presieduta dal Santo Padre Francesco

venerdì, 30 marzo 2018

Preghiera del Santo Padre

Riportiamo di seguito la preghiera composta dal Santo Padre, che Egli ha recitato al termine della Via Crucis:

Signore Gesù, il nostro sguardo è rivolto a te, pieno di vergogna, di pentimento e di speranza. Dinanzi al tuo supremo amore ci pervada la vergogna per averti lasciato solo a soffrire per i nostri peccati:

la vergogna per essere scappati dinanzi alla prova pur avendoti detto migliaia di volte: “anche se tutti ti lasciano, io non ti lascerò mai”; la vergogna di aver scelto Barabba e non te, il potere e non te, l’apparenza e non te, il dio denaro e non te, la mondanità e non l’eternità; la vergogna per averti tentato con la bocca e con il cuore, ogni volta che ci siamo trovati davanti a una prova, dicendoti: “se tu sei il messia, salvati e noi crederemo!”;
la vergogna perché tante persone, e perfino alcuni tuoi ministri, si sono lasciati ingannare dall’ambizione e dalla vana gloria perdendo la loro dignità e il loro primo amore; la vergogna perché le nostre generazioni stanno lasciando ai giovani un mondo fratturato dalle divisioni e dalle guerre; un mondo divorato dall’egoismo ove i giovani, i piccoli, i malati, gli anziani sono emarginati; la vergogna di aver perso la vergogna! SIGNORE GESÙ, DACCI SEMPRE LA GRAZIA DELLA SANTA VERGOGNA!

Il nostro sguardo è pieno anche di un pentimento che, dinanzi al tuo silenzio eloquente, supplica la tua misericordia: il pentimento che germoglia dalla certezza che solo tu puoi salvarci dal male, solo tu puoi guarirci dalla nostra lebbra di odio, di egoismo, di superbia, di avidità, di vendetta, di cupidigia, di idolatria, solo tu puoi riabbracciarci ridonandoci la dignità filiale e gioire per il nostro rientro a casa, alla vita;

il pentimento che sboccia dal sentire la nostra piccolezza, il nostro nulla, la nostra vanità e che si lascia accarezzare dal tuo invito soave e potente alla conversione; il pentimento di Davide che dall’abisso della sua miseria ritrova in te la sua unica forza; il pentimento che nasce dalla nostra vergogna, che nasce dalla certezza che il nostro cuore resterà sempre inquieto finché non trovi te e in te la sua unica fonte di pienezza e di quiete; il pentimento di Pietro che incontrando il tuo sguardo pianse amaramente per averti negato dinanzi agli uomini. SIGNORE GESÙ, DACCI SEMPRE LA GRAZIA DEL SANTO PENTIMENTO!

Dinanzi alla tua suprema maestà si accende, nella tenebrosità della nostra disperazione, la scintilla della speranza perché sappiamo che la tua unica misura di amarci è quella di amarci senza misura; la speranza perché il tuo messaggio continua a ispirare, ancora oggi, tante persone e popoli e che solo il bene può sconfiggere il male e la cattiveria, solo il perdono può abbattere il rancore e la vendetta, solo l’abbraccio fraterno può disperdere l’ostilità e la paura dell’altro; la speranza perché il tuo sacrificio continua, ancora oggi, a emanare il profumo dell’amore divino che accarezza i cuori di tanti giovani che continuano a consacrarti le loro vite divenendo esempi vivi di carità e di gratuità in questo nostro mondo divorato dalla logica del profitto e del facile guadagno;

la speranza perché tanti missionari e missionarie continuano, ancora oggi, a sfidare l’addormentata coscienza dell’umanità rischiando la vita per servire te nei poveri, negli scartati, negli immigrati, negli invisibili, negli sfruttati, negli affamati e nei carcerati; la speranza perché la tua Chiesa, santa e fatta da peccatori, continua, ancora oggi, nonostante tutti i tentativi di screditarla, a essere una luce che illumina, incoraggia, solleva e testimonia il tuo amore illimitato per l’umanità, un modello di altruismo, un’arca di salvezza e una fonte di certezza e di verità; la speranza perché dalla tua croce, frutto dell’avidità e codardia di tanti dottori della Legge e ipocriti, è scaturita la Risurrezione trasformando le tenebre della tomba nel fulgore dell’alba della Domenica senza tramonto, insegnandoci che il tuo amore è la nostra speranza. SIGNORE GESÙ, DACCI SEMPRE LA GRAZIA DELLA SANTA SPERANZA!

Aiutaci, Figlio dell’uomo, a spogliarci dall’arroganza del ladrone posto alla tua sinistra e dei miopi e dei corrotti, che hanno visto in te un’opportunità da sfruttare, un condannato da criticare, uno sconfitto da deridere, un’altra occasione per addossare sugli altri, e perfino su Dio, le proprie colpe. Ti chiediamo invece, Figlio di Dio, di immedesimarci col buon ladrone che ti ha guardato con occhi pieni di vergogna, di pentimento e di speranza, che, con gli occhi della fede, ha visto nella tua apparente sconfitta la divina vittoria e così si è inginocchiato dinanzi alla tua misericordia E CON ONESTÀ HA DERUBATO IL PARADISO! Amen!

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MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO

PER LA QUARESIMA 2018

«Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti»

(Mt 24,12)

Cari fratelli e sorelle,

anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo:

«Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).

Questa frase si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.

I FALSI PROFETI

Ascoltiamo questo brano e chiediamoci: quali forme assumono i falsi profeti?

Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!

Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso!

Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo.

Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene…..

2° parte:

Un cuore freddo

Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio; egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?

Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti.

Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese.

Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità:

  • la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse;

  • i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate;

  • i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte.

L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono:

l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario.

Cosa fare?

Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno.

  • Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita.

  • L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! …

  • Il digiuno, infine, toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita….

Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa Cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio.

Se come noi siete afflitti dal dilagare dell’iniquità nel mondo, se vi preoccupa il gelo che paralizza i cuori e le azioni, se vedete venire meno il senso di comune umanità, unitevi a noi per invocare insieme Dio, per digiunare insieme e insieme a noi donare quanto potete per aiutare i fratelli!

                                                                                     Francesco

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