Prendendo lo spunto da alcuni suggerimenti di Papa Francesco sul rinnovamento della missione della Chiesa

Papa Francesco ha proposto in questi giorni ai Responsabili Nazionali delle opere missionarie di impegnarsi per un rinnovamento della struttura di cui sono coordinatori.

Al proposito chiede loro di attivarsi per una riflessione che culminerà in un seminario particolare nel mese di ottobre 2019.

Il discorso è riferito direttamente alla struttura delle Pontificie Opere Missionarie, ma ritengo che possa suggerire spunti opportuni anche alle organizzazioni come l’ ACCRI che ispirano la loro azione alle prospettive del Vangelo e all’azione di Gesù Cristo.

Il nostro obiettivo è sempre la condivisione dell’impegno di sviluppo per tutti i popoli, con particolare attenzione a quelli che sono maggiormente provati dall’indigenza e dallo sfruttamento dei popoli del benessere. Il legame con l’obiettivo della missione della Chiesa di Papa Francesco mi pare evidente.

Vi propongo, quindi, un estratto dal discorso di Papa Francesco perché possa suggerire spunti e riflessioni di cui sentiamo la necessità.

Udienza del Santo Padre ai Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie

GIUGNO 01, 2018 18:36 - PAPA FRANCESCO:

.... Abbiamo davanti un interessante cammino: la preparazione del Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, che ho voluto indire nella scorsa Giornata Missionaria Mondiale dell’anno 2017.

  • una grande opportunità per rinnovare l’impegno.

Sempre si devono rinnovare le cose: rinnovare il cuore, rinnovare le opere, rinnovare le organizzazioni, altrimenti, finiremmo tutti in un museo….

  • il pericolo che l‘operato si riduca alla mera dimensione monetaria e tecnica dell’aiuto – è una vera preoccupazione – trasformandoci in un’agenzia come tante, fosse anche cristianamente ispirata

  • impegno riproposto come attuale e urgente per il rinnovo della consapevolezza oggi, una grande e coraggiosa intuizione: la necessità di riqualificare la missio….

  • vivere una forte comunione di spirito, di collaborazione reciproca e di mutuo sostegno.

  • Se il rinnovamento sarà autentico, creativo ed efficace, la riforma consisterà in una rifondazione, una riqualificazione secondo le esigenze del mondo attuale. Non si tratta semplicemente di ripensare le motivazioni per fare meglio….

  • richiede disponibilità solidale personale e creatività spirituale. Dunque non solo rinnovare il vecchio, ma permettere che lo Spirito crei il nuovo!

  • Non abbiate paura delle novità” che vengono dallo Spirito: queste novità sono belle. Abbiate paura delle novità: che non vengono di là.

  • Siate audaci e coraggiosi” collaborando, sempre in comunione con la comunità.

  • Il vostro libro abituale di orientamento meditazione ? Andare lì a trovare l’ispirazione. CHE COSA E CHI ci accompagna, ci ispira?

Abbiamo bisogno di riqualificarci, riqualificare lo sforzo di collaborazione attraverso i programmi o progetti e la formazione che è sempre indispensabile affinché coscienza, consapevolezza e responsabilità siano parte del vissuto ordinario.

Noi non abbiamo un prodotto da vendere ma una convinzione da comunicare !

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23.04.18         Ernesto Balducci - "Il Vangelo della pace" voi. 2 anno B

Nella misura in cui è giusto avere delle predilezioni all'interno di questo grande universo che è la Sacra Scrittura - la parola di Dio consegnata a un libro - le parole della lettera di Giovanni che abbiamo ascoltato sono quelle che particolarmente prediligo. Le prediligo perché segnano con forza lo stacco che separa la nostra conoscenza, la nostra possibilità di definire chi è Dio e chi è l'uomo, e la realtà di Dio e dell'uomo.

Noi non sappiamo quello che siamo e non sappiamo nemmeno chi è Dio: lo sapremo quando lo vedremo faccia a faccia. E uno dei luoghi dove viene alla superficie l'essenza stessa del discorso di Gesù di Nazareth sul mistero di Dio e sul mistero dell'uomo. Dinanzi a queste parole io posso cominciare col rendere onore a tutti coloro che non sanno credere in Dio, che reagiscono con fastidio interno dinanzi a chi parla di Dio come se lo avesse visto in faccia, che hanno paura delle definizioni suggestive che ci introducono di prepotenza nella sfera dell'oscuro, del mistero, dove cercare la chiarezza può essere anche un modo astuto per liberarsi dalla inquietudine e dal tormento.

Vorrei dunque rendere onore al dubbio che attraversa anche molte coscienze di coloro che pur si dicono credenti. Se dico che dobbiamo ospitare il dubbio, lasciargli spazio in noi, e proprio perché non ci venga di trasformare la fede in fanatismo. C'è un capello appena tra il fanatismo e la fede. Può bastare un piccolo spostamento di ottica perché le parole che sono espressione della fede autentica e liberatrice diventino espressione e strumento di sopraffazione spirituale. Per sviluppare il discorso di cui ci viene offerta oggi l'occasione, possiamo prendere i due anelli estremi di una catena. il primo anello è l'uomo storpio, l'altro anello è il Dio che non conosciamo.

Tra questi due anelli estremi c'è Gesù, «pietra scartata». Lo storpio è un'immagine dell'uomo scartato: non lo assumono a lavorare, non è un metalmeccanico, non è un deputato.. è un menomato che nella società antica era affidato alla carità. Una pietra scartata per costituzione. Noi ne conosciamo tante di pietre scartate, le abbiamo ben catalogate ormai. Anche se la scienza fa di tutto per recuperare gli handicappati però essi sono scartati. Abbiamo i carcerati, gli anziani, i tossicodipendenti... Le pietre scartate, o per malizia altrui o per debolezza personale, rappresentano il punto in cui la nostra esigenza della costruzione di una società umana e razionale fa fallimento. Dovunque c'è l'uomo non efficiente, non dotato, rimesso totalmente, piedi e mani, alla benevolenza altrui. Ci sono gli scartati. In questo versante c'è anche Gesù di Nazareth che è stato una pietra scartata con tutti i sigilli: nessuno è più scartato di un condannato a morte (specialmente nella cultura di allora) e ad una morte infame. Questo è il mondo nel suo versante oscuro.

C'è poi l'altro versante, dove abita e si nasconde Colui che non conosciamo. Anche quelli che non hanno nessuna professione di fede non possono non presentarsi al futuro, personale e collettivo, con la faccia davanti al buio, all'ignoto, all'inconoscibile. Noi credenti affermiamo che il quelle tenebre abita Colui che è l'amore da cui tutte le cose derivano ma dobbiamo riconoscere che non lo conosciamo. C'è Uno che è venuto da Dio e che ce ne ha parlato non come un professore, ma mostrandoci la sua vita: «lo sono la via. Chi vede me vede il padre».

Chi ha visto Gesù ha veduto uno da cui si doveva fuggire. I discepoli, stati alla sua scuola per tre anni, fuggirono tutti quando lo videro ridotto ad un condannato. [...] Come vedete siamo in una catena dove tutto si tiene, in qualche modo, e che misura i limiti della nostra capacità conoscitiva. Noi non siamo in grado di dare al mondo in cui viviamo una impronta di razionalità etica; esso ci sfugge da ogni parte.

Chiunque vuol costruire, ad ogni costo, uno stato perfetto, è un potenziale delinquente, perché avrà il compasso in mano e quel che non rientra nel compasso sarà tagliato. Viviamo in questa oscillazione drammatica tra la rinuncia a capire e a fare, che è la peggiore delle scelte, e la decisione a capire e a fare, e allora siamo nel rischio. [...1 Quando Pietro deve dare inizio all'annuncio che Gesù, lo scartato, è stato liberato da morte, lo fa guarendo lo storpio per manifestare questa nuova signoria nata per decisione di Dio e in cui lo scartato, la pietra scartata, è diventata pietra angolare, punto di sostegno di una nuova costruzione che si fa privilegiando gli scartati. La guarigione dello storpio è l'emblema di questo nuovo processo: è dall'amore per gli scartati che nasce la capacità di guardare dall'altra parte, di guardare verso l'ignoto, verso Dio, sapendone qualcosa. Noi ne sappiamo qualcosa perché facciamo, dinanzi all'uomo che ha bisogno di noi, il gesto della dedizione, della premura, e rifiutiamo di farci solidali con i processi o le norme o le leggi o i poteri che scartano gli uomini. Noi siamo solidali con gli scartati.

Questa scelta non è una pura opera di pietà e di misericordia. È un evento conoscitivo l'assumere lo scartato come luogo in cui si manifesta la falsità del mondo di cui facciamo parte. Se io soffro quando sento o leggo o vedo che un negro è perseguitato per la pelle che ha, non sono solo un uomo di buon cuore, sono uno che ha bisogno di riprendere le misure di questo mondo: mi vergogno delle biblioteche, dei libri, del mio popolo, del mio paese, della mia civiltà occidentale... Non è un episodio parziale, affettivo, è una rivoluzione interna che avviene in me. Se il mondo considera tollerabile che si offenda un uomo per la pelle che ha, io non accetto più questo mondo. Questo mio sdegno è sdegno evangelico. Allora mi colloco in una situazione reale e posso cominciare a parlare di Dio...

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Alex Zanotelli, 24.03.18, Napoli    “...Europa, cosa ti è successo …?” 

SONO INDIGNATO!

Sono indignato per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi verso i migranti,nell’indifferenza generale. Stiamo assistendo a gesti e a situazioni inaccettabili sia a livello giuridico, etico ed umano.

E’ bestiale che Destinity, donna nigeriana incinta, sia stata respinta dalla gendarmeria francese. Lasciata alla stazione di Bardonecchio, nella notte, nonostante il pancione di sei mesi e nonostante non riuscisse quasi a respirare perché affetta da linfoma. E’ morta in ospedale dopo aver partorito il bimbo:un raggio di luce di appena 700 grammi!

E’inammissibile che la Procura di Ragusa abbia messo sotto sequestro la nave spagnola Open Arms per aver soccorso dei migranti in acque internazionali, rifiutandosi di consegnarli ai libici che li avrebbero riportati nell’inferno della Libia.

E’ disumano vedere arrivare a Pozzallo sempre sulla nave Open Arms Resen, un eritreo di 22 anni che pesava 35 kg, ridotto alla fame in Libia, morto poche ore dopo in ospedale. Il sindaco che lo ha accolto fra le sue braccia , inorridito ha detto :”Erano tutti pelle e ossa, sembravano usciti dai campi di concentramento nazisti”.

E’ criminale quello che sta avvenendo in Libia, dove sono rimasti quasi un milione di rifugiati che sono sottoposti-secondo il il Rapporto del segretario generale dell’ONU ,A. Guterres- a “detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale , a lavori forzati e uccisioni illegali.” E nel Rapporto si condanna anche ”la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia Costiera libica nei salvataggi e intercettazioni in mare.”

E’ scellerato, in questo contesto, l’accordo fatto dal governo italiano con l’uomo forte di Tripoli, El- Serraj (non c’è nessun governo in Libia!) per bloccare l’arrivo dei migranti in Europa.

E’ illegale l’invio dei soldati italiani in Niger deciso dal Parlamento italiano, senza che il governo del Niger ne sapesse nulla e che ora protesta.

E’ immorale anche l’accordo della UE con la Turchia di Erdogan con la promessa di sei miliardi di euro, per bloccare soprattutto l’arrivo in Europa dei rifugiati siriani, mentre assistiamo a sempre nuovi naufragi anche nell’Egeo: l’ultimo ha visto la morte di sette bambini!

E’ disumanizzante la condizione dei migranti nei campi profughi delle isole della Grecia. “Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi- ha detto l’arcivescovo Hyeronymous di Grecia a Lesbos- è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza la “bancarotta dell’umanità.”

E’ vergognoso che una guida alpina sia stata denunciata dalle autorità francesi e rischi cinque anni di carcere per aver aiutato una donna nigeriana in preda alle doglie insieme al marito e agli altri due figli, trovati a 1.800 m , nella neve.

Ed è incredibile che un’Europa che ha fatto una guerra per abbattere il nazi-fascismo stia ora generando nel suo seno tanti partiti xenofobi, razzisti o fascisti.

Europa , cosa ti è successo?”, ha chiesto ai leader della UE Papa Francesco. E’ questo anche il mio grido di dolore. Purtroppo non naufragano solo i migranti nel Mediterraneo, sta naufragando anche l’Europa come “patria dei diritti”.

Ho paura che , in un prossimo futuro, i popoli del Sud del mondo diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti. Per questo mi meraviglio del silenzio dei nostri vescovi che mi ferisce come cristiano, ma soprattutto come missionario che ha sentito sulla sua pelle cosa significa vivere dodici anni da baraccato con i baraccati di Korogocho a Nairobi (Kenya). Ma mi ferisce ancora di più il quasi silenzio degli Istituti missionari e delle Curie degli Ordini religiosi che operano in Africa. Per me è in ballo il Vangelo di quel povero Gesù di Nazareth :”Ero affamato, assetato, forestiero…” E’ quel Gesù crocifisso, torturato e sfigurato che noi cristiani veneriamo in questi giorni nelle nostre chiese, ma che ci rifiutiamo di riconoscere nella carne martoriata dei nostri fratelli e sorelle migranti. E’ questa la carne viva di Cristo oggi.

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Condividiamo questa riflessione del gruppo “chiesadituttichiesadeipoveri”.

www.chiesadituttichiesadeipoveri.it  _12.03.18

UN PAPATO MESSIANICO

Giungono a compimento, questo 13 marzo, i primi cinque anni del pontificato di papa Francesco; è un giorno perciò di auguri, per lui e per la Chiesa, ma anche occasione di un bilancio di ciò che è avvenuto finora.

Quanto agli AUGURI li accompagniamo con un regalo per lui, il video che pubblichiamo di una struggente canzone di dolore, di sorrisi e di speranza di bambini sradicati e profughi della Siria, ricordando che la Siria dilaniata è stata fin dall'inizio in questi anni al cuore dell'amore del papa.
Quanto al BILANCIO dedichiamo ad esso vari contributi. Anzitutto pubblichiamo un discorso dello stesso Francesco in cui c'è un po'
la chiave del rinnovamento della fede e della Chiesa: il vangelo della Parola di Dio non è un libro sigillato, ci sono molte cose che ancora non sono venute alla luce, la conoscenza della verità progredisce e la dottrina della fede non può stare in naftalina come una vecchia coperta da proteggere dai parassiti.

Ricordiamo poi il recente convegno sui primi cinque anni di Francesco tenutosi per iniziativa dell'UCSI presso la Federazione Nazionale della Stampa. Di quel convegno pubblichiamo l'intervento di Raniero La Valle, in cui si dà una rilettura di questo pontificato non solo come di un pontificato profetico, ma come di un pontificato messianico.

Nel vocabolario delle nostre Chiese, messianico vuol dire semplicemente cristiano. Dire messianico è il contrario che dire apocalittico (nel senso della fine), ma è anche il contrario che dire utopico (nel senso dell'attesa o auspicio di un futuro che non arriva mai).

Dire messianico vuol dire invece parlare del presente, nel quale però accade la novità, irrompe l'inedito, si apre un passaggio. È il termine che definisce ciò che fa Gesù nella sinagoga di Nazaret all'inizio del cammino che lo porterà sul Golgota: legge la buona notizia di Isaia 61 (gli umili sono esaltati, i cuori feriti sono fasciati, gli schiavi sono liberi e i prigionieri scarcerati) e dice: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi udite", ma fa esplodere quella parola in una straordinaria discontinuità, infatti non annuncia più un giorno di vendetta di Dio a favore del suo popolo di Sion, ma  annuncia l'anno di misericordia del Signore a favore di tutti i popoli, imprimendo così una svolta alla storia umana. Dentro questa svolta storica c'è tutta la tradizione che oggi viene chiamata giustamente giudeo-cristiana, ci sono le Chiese del Nuovo Testamento e ci sono anche i papi.

Se ora si guarda a questi cinque anni si possono cogliere i punti di svolta salienti di questo passaggio d'epoca:

  • la chiusura dell'età dello scarto e il ripudio del pensiero, anche religioso, della disuguaglianza;

  • il congedo dall'idea violenta, anche religiosa, della giustizia intesa come contrappasso;

  • la riapertura del Vangelo e perciò il ritorno del Figlio a rivelare i volti inediti del Padre….

Il papa sta aprendo nuovi orizzonti alla Chiesa ed al mondo, ma molte cose sono raffrenate o in ritardo, prima fra tutte il seguito da dare al riconoscimento del vitale ruolo delle donne nella Chiesa e alla nuova percezione dei ministeri.

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La straordinaria attualità di Gandhi: religione e politica, contro ogni guerra- A settant'anni dall'assassinio dell'apostolo della nonviolenza

da ADISTA - Mao Valpiana 30/01/2018

Non aveva partecipato ai festeggiamenti per l’indipendenza indiana, dopo averla conquistata con il satyagraha (la forza della verità o nonviolenza), perché la separazione tra India e Pakistan era per lui una grande sconfitta. E’ stato assassinato da un giornalista indù, alla testa di un complotto, che non gli aveva perdonato la sua azione per la riconciliazione religiosa e la sua apertura ai musulmani. Gandhi, che era di religione indù, fu considerato dai fondamentalisti di entrambe le parti come un traditore.  Sono passati 70 anni, da quel 30 gennaio del  1948, e il fondamentalismo fanatico pseudo religioso è ancora un pesante ostacolo per tanti processi di pacifica convivenza.
Dunque, non si può parlare di Gandhi senza riferirsi alla sua esperienza e alla sua definizione di religione: “Per me Dio è verità e amore; Dio è etica e morale; Dio è coraggio. Dio è la fonte della luce e della vita e tuttavia è di sopra e di là di tutto questo. Dio è coscienza. E’ perfino l’ateismo dell’ateo. Trascende la parola e la ragione. E’ un Dio personale per coloro che hanno bisogno della sua presenza personale. E’ incarnato per coloro che hanno bisogno del suo contatto. E’ la più pura essenza. E’, semplicemente, per coloro che hanno fede. E’ tutte le cose per tutti”.
Siamo in presenza di una religione aperta, libera, accogliente, amorevole, umana. La religione di Gandhi coincide con la ricerca della Verità, perché Dio stesso è Verità, e la Verità è Dio. Tuttavia in Gandhi c’è posto anche per una piena laicità. Ha saputo essere, insieme, un grande religioso e una grande statista: “se fossi un dittatore, religione e Stato sarebbero separati. Credo ciecamente nella mia religione. Voglio morire per essa. Ma è una mia faccenda personale. Lo Stato non c’entra. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi  del benessere temporale, dell’igiene, delle comunicazioni, delle relazioni con l’estero, della circolazione monetaria e così via, ma non della vostra o mia religione. Questa è affare personale di ciascuno”.
Forse non è un caso che Gandhi avesse una grande ammirazione proprio per due italiani, San Francesco d’Assisi e Giuseppe Mazzini, un religioso e un laico.
Oggi nel mondo intero Gandhi è considerato il profeta della nonviolenza, ma il rischio è quello di farne un santo, un eroe, un simbolo, un mito. Gandhi, invece, nel corso di tutta la sua azione sociale e politica si è sempre sforzato di far capire che ciò che lui ha fatto poteva farlo chiunque altro, che “la verità e la nonviolenza sono antiche come le montagne”. La novità emersa con Gandhi consiste nell’aver saputo trasformare le nonviolenza da fatto personale a fatto collettivo, da scelta di coscienza a strumento politico: con Gandhi la nonviolenza non è più solo un mezzo per salvarsi l’anima, ma diventa un modo per salvare la società. La nonviolenza è sempre esistita, presente in tutte le culture e in tutte le religioni, in oriente e in occidente, nei sacri testi della Bibbia e del Corano, della Bhagavad Gita e del Buddhismo. Ma è con Gandhi che la nonviolenza diventa un’arma di straordinaria potenza per liberare le masse oppresse.  Il Mahatma ci ha fatto scoprire che la nonviolenza è insieme un fine ed un mezzo, che per abbracciare e farsi abbracciare dal satyagraha ci vuole fede, pazienza, sacrificio, dedizione, addestramento: “Il satyagrahi si allena giorno per giorno, in ogni istante della propria vita, per diventare capace di soffrire con gioia e apprendere la difficile arte del dono della vita".
Gandhi è stato un grande innovatore, è stato l’uomo che ha riscattato il ventesimo secolo che altrimenti sarebbe stato consegnato alla storia come un secolo buio, per gli orrori delle guerre mondiali e per l’olocausto nei campi di sterminio. Gandhi è la preziosa eredità per il nuovo secolo.
Oggi il mondo è nuovamente sull'orlo del baratro atomico. Papa Francesco, fortemente impegnato per il disarmo nucleare, ha detto "Sì, ho veramente paura, siamo al limite", ed il bollettino degli scienziati atomici ha spostato in avanti l'orologio dell'Apocalisse a due minuti dalla mezzanotte!  
La mobilitazione contro la guerra (intendo contro tutte le guerre, fatte da chiunque per qualsiasi motivo e con qualunque arma) è coerente e vincente solo se fatta con i mezzi della nonviolenza. “La guerra è il più grande crimine contro l’umanità”. Gandhi condanna il ricorso alla guerra, senza appello, e ci indica anche il metodo giusto alternativo: “Si dice: i mezzi in fin dei conti sono mezzi. Io dico: i mezzi in fin dei conti sono tutto”. Dunque la nonviolenza di Gandhi è soprattutto prassi, azione, sperimentazione. Tutta la sua vita è spesa in questa ricerca, tanto da intitolare la sua autobiografia “Storia dei miei esperimenti con la verità”. Il mondo è solo all’inizio dell’esplorazione delle potenzialità della nonviolenza, la sola via che può salvare l’umanità. 
*  Presidente nazionale del Movimento Nonviolento

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dal sito www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

Newsletter n. 63 del 23 gennaio 2018

Cari Amici,
ha detto un giurista ormai classico, Carl Schmitt, che i principali concetti politici dell'Occidente sono concetti teologici secolarizzati. È stato un guaio, sia perché molti di tali concetti teologici sono stati presi per il verso sbagliato (o magari erano di una cattiva teologia), sia perché la teologia, secolarizzandosi, si snatura. È così che dall'onnipotenza di Dio è venuta l'onnipotenza dello Stato, dalla trascendenza è scaturita la sovranità che non riconosce niente sopra di sé, dal dies irae del giudizio divino è venuta la vendicatività della giustizia penale e da Carlo Magno si è arrivati ad Hitler.

L'altra conseguenza è che molti hanno perso la fede.
Papa Francesco sta facendo un'operazione del tutto diversa, nutre la fede del popolo di concetti teologici umanizzati. Cioè fa ciò che è il cristianesimo: Dio in forma umana, e dunque il crocefisso, la realtà guardata dagli uomini
come divina. Ciò comporta la riforma della Chiesa e del papato. Sull'aereo nel primo viaggio di ritorno dal Brasile si era chiesto "chi sono io Francesco?". Sull'aereo nell'ultimo viaggio da ritorno dal Perù si è dato una risposta: sono uno che può sbagliare, uno che con una parola infelice ha ferito le vittime che più vuole difendere, quelle degli abusi sessuali del clero; perché sentire che il papa dice "portatemi la prova" è uno schiaffo; a loro chiedo scusa, l'ho fatto senza volerlo, e mi fa tanto dolore.
È un piccolo episodio, giustamente amplificato dai media, ma umanizza un concetto teologico che, distorto, ha fuorviato la Chiesa: il papa come Dio in terra, l'arrogante amplificazione della dottrina dell'infallibilità, che non è il proclamare il dogma dell'Immacolata Concezione ma è l'idea che la Chiesa non sbaglia mai, che, come scrisse Gregorio VII, "la Chiesa Romana non ha mai errato né, secondo la testimonianza delle Scritture, mai errerà per l'eternità", e che il papa è santo comunque, "per i meriti del beato Pietro", ed è lui che decide della coscienza dei fedeli e abbatte il muro di Berlino, fino al "santo subito" ai funerali di Papa Wojtyla.
La teologia umanizzata di papa
Francesco gli fa dire  ai giovani di Lima che i cristiani non devono essere dei supereroi, che Dio non si scoraggia mai per i loro difetti e i loro peccati, "no se desanima", che non c'è bisogno di truccarsi per piacergli, che Lui ha sempre scelto gente piena di difetti, "Mosè era balbuziente, Abramo un vecchio, Geremia molto giovane, Zaccheo uno piccoletto, i discepoli invece di pregare si addormentavano, la Maddalena, una peccatrice, Paolo, un persecutore di cristiani, Pietro, uno che lo ha rinnegato; e Lui non ha smesso di amarli, con i loro difetti, con la voglia di correggersi, ma così com'erano ...".
E la teologia umanizzata gli fa preferire una Chiesa "incidentata", piuttosto che barricata in casa, e anche di "incidentare" se stesso, perché poteva benissimo non rispondere alla giornalista di Iquique che gli chiedeva conto della sua difesa del vescovo Barros, ma ha pensato che lei "aveva diritto" a una risposta perché era una fedele di quella diocesi di cui Barros era stato vescovo, e perciò si è preso il rischio di una risposta maldes
tra, la cui intenzione era però di non mancare di giustizia. E ad averli feriti, col parlare di "prove", ha chiesto scusa ai discepoli abusati, e lo ha fatto con tenerezza, con misericordia. All'ordine dell'umano appartiene non l'essere infallibili e perfetti, ma l'essere giusti ed emendabili. E così anche per il papa. Così che si possa perdonare anche il papa.
Il suo ritorno a Roma è coinciso anche con il primo intervento del cardinale Bassetti, ossia della Chiesa italiana in formato Francesco, in una campagna elettorale politica. È stato un intervento generalmente ritenuto ineccepibile, contro il razzismo e contro le falsità della politica, con un forte appello a sposare la politica come vocazione, non per il potere, ma per servire il bene comune.
Un bene comune che è molto lontano, se le statistiche dell'OXFAM annunciano che la forbice della diseguaglianza si è allargata in modo perverso nel mondo globalizzato, tra i pochissimi (l'1%) che possiedono tutto e moltissimi (3,2 miliardi) che non possiedono niente, e dicono che questa divaricazione sociale è cresciuta paurosamente in Italia dove il 20% più ricco detiene oltre il 66% della ricchezza nazionale mentre il 60% più povero detiene il 14,8% della ricchezza nazionale e 14 miliardari hanno tanti soldi quanto il 30% più povero.
Mentre, come si duole il Presidente della CEI, sono ormai un milione e mezzo le famiglie italiane in povertà assoluta, con un aumento del 97% rispetto a dieci anni fa. È di questo, e non del poter celebrare delle nozze in aereo (perché anche di questo è stato rimproverato il papa) che si occupa la "dottrina sociale": ne scrive Daniele Menozzi per dire che se non ha perso il suo nome, si sta tuttavia liberando della sua armatura ideologica grazie all'attuale rinnovamento della Chiesa.

Con i più cordiali saluti
chiesadituttichiesadeipoveri"

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