E’ bello comprendere il significato delle descrizioni dei fatti del Vangelo apparentemente così semplici ... Ed è utile ricordare anche i ricordi storici delle consuetudini... ognuno ha la possibilità di sentire quanto ci appartiene – più o meno – quel timore del lebbroso che desidera almeno di poter pregare... E’ un Vangelo nuovo!

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I DOMENICA DI QUARESIMA - 18 febbraio 2018

GESÙ, TENTATO DA SATANA, È SERVITO DAGLI ANGELI

Mc 1, 12-15

(In quel tempo,) lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Ernesto Balducci – da «Il mandorlo e il fuoco» - vol 2° Anno B:

In Cristo si adempie il progetto di Dio: la nuova creazione è obiettivamente cominciata. I tempi ultimi sono già avvenuti. Convertirsi vuol dire prendere sul serio tutto questo. Non vuol dire diventare religiosi, non vuol dire cominciare a pregare, ma vuol dire prendere sul serio, come problema fondamentale dell'esistenza, questo progetto di alleanza totale. Solo se ci muoviamo sotto questa luce, vorrei dire sotto questo arcobaleno che va da una estremità all'altra della terra, noi abbiamo una coscienza universale e le nostre battaglie assumono un significato autentico.

Siccome la Lettera di Pietro parla del battesimo, riferiamoci pure a questo momento così significativo della nostra appartenenza alla fede. Il battesimo è collegato al simbolo dell'acqua, che per gli antichi aveva una terribile bivalenza: L'acqua era il caos, era l'alluvione, il disastro; l'acqua era la palude, era la putredine. Infatti Dio comincia a creare il mondo separando la terra dalle acque. Soltanto in questa separazione comincia l'ordine. Ma l'acqua è principio di vita; è nell'acqua che abita l'embrione nel seno materno; è l'acqua che feconda le zolle: l'acqua è il segno positivo. Il battesimo è appunto l'adempimento di questo senso simbolico positivo dell'elemento positivo dell'elemento naturale. Esso ci investe di una responsabilità quale quella di Noè, da cui ricominciò il genere umano. Essere battezzati non vuol dire solo essere salvati dal peccato originale. Questo aspetto negativo oscura il senso totale se scisso dalla valenza positiva che invece è connessa all'immagine del Cristo della Resurrezione.

Esser battezzati significa assumersi la responsabilità messianica nei confronti del destino del mondo. Significa, dunque, assurgere al livello stesso in cui Cristo visse e donò la propria vita per la salvezza di tutti gli uomini. Il vero battezzato è colui per il quale la ragione dell'esistenza è la riconciliazione del mondo. Questo è il battesimo. Non è un privilegio che segrega in una specie di compiaciuta salvezza alcuni uomini dagli altri: è l'assurgere al livello di responsabilità universale di una creatura che è continuamente tentata di gestire la vita come una cosa propria, di vivere seconde le regole di un egoismo scritto nella carne e nella ragione. Essere battezzati vuol dire dunque avere una coscienza universale in una prospettiva che la luce della fede innesta direttamente al miracolo della Resurrezione…. …Raccoglierci per confessare queste nostre certezze, per superare le acque che ci inghiottono, per sollevare al di sopra dei limiti individuali la luce della speranza di tutti gli uomini al cospetto di Dio; per sperimentare, sia pure nella fugacità e labilità del simbolo, che significhi darci un segno di pace, essere una umanità pacificata, tutto questo ci tocca in quanto comunità di credenti. Ma questo è solo il momento che ci prepara e ci dispone al resto, ad entrare nel mondo. Per promuovere ogni riconciliazione. Siamo in un tempo in cui davvero questo compito è in primo luogo, non ha bisogno di essere indicato attraverso i faticosi itinerari dell'intelletto.

Cinquant'anni fa l'annunciare la necessità di essere riconciliati con la terra poteva sembrare una divagazione arcaica o georgica. Oggi questo discorso non è più retorico. Esso propone un progetto di esistenza, perfino un programma politico. E così, se noi apriamo, come dobbiamo fare ogni tanto, l'atlante della vita sociale planetaria non possiamo non avvertire la perfidia di cui siamo vittime. Gli organi di informazione ci nascondono il fatto dei 50.000 bambini che muoiono ogni giorno e ci informano sulle sciocchezze della vita più o meno corrotta e stupida della società opulenta…. La verità ci viene nascosta…. Se dunque all'inizio di questa Quaresima vi dico: convertiamoci in nome del Signore, voglio dirvi: superiamo i nostri egoismi, rompiamo i nostri schemi, apriamoci alle attese, alle provocazioni che partono da tutti i punti del genere umano….

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VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 11 febbraio 2018

LA LEBBRA SCOMPARVE DA LUI ED EGLI FU PURIFICATO

COMMENTO AL VANGELO DI P. ALBERTO MAGGI OSM

Mc 1,40,45

(In quel tempo,) venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

La reazione dei presenti alla fine del primo insegnamento di Gesù in una sinagoga fu che Gesù aveva autorità e il suo era un nuovo insegnamento, non come i loro scribi. Qual era la differenza? Mentre gli scribi insegnavano a osservare la Legge di Dio, Gesù insegna ad accogliere l’amore di Dio.

La differenza: se si insegna a osservare la Legge di Dio non tutti riescono, non tutti possono, non tutti vogliono osservare questa Legge e quindi alcuni rimangono esclusi dall’amore di Dio. Ma se si insegna ad accogliere l’amore di Dio, questo è per tutti.

Allora l’azione di Gesù che si sviluppa in tutto il vangelo è che Dio non può essere portato agli uomini, non può essere espresso, manifestato attraverso una dottrina, perché la dottrina dallo stesso momento che si emana diventa già vecchia, ha bisogno di essere reinterpretata, tradotta.

Dio si manifesta attraverso l’amore, la tenerezza di Dio è il linguaggio che tutti possono comprendere. Ebbene, a conclusione l’evangelista aveva scritto che “la sua fama” - la fama di questa novità - “si diffuse dovunque per i dintorni della Galilea”.

Ed ecco presentarsi una persona emarginata proprio a causa della religione. La religione a volte può essere veramente di una perfidia che non esitiamo a definire diabolica. Qual è questa perfidia? La religione afferma che certe persone per la loro condotta, per il loro comportamento, per la loro situazione sono in peccato, sono impuri e quindi sono esclusi da Dio. L’unico che ti può togliere da questa impurità è Dio. Ma siccome sei in questa condizione tu non puoi rivolgerti a Dio. È una via senza soluzione, senza uscite. E questa è la tragedia di molte persone.

Allora l’evangelista ci presenta un lebbroso anonimo. Quando gli evangelisti presentano i personaggi anonimi significa che sono personaggi rappresentativi di qualcosa. E questo personaggio è rappresentativo di una persona che per sua colpa - a quel tempo si credeva che la lebbra fosse responsabilità dell’uomo castigato da Dio per determinati gravi peccati - si trovava in una situazione che lo rendeva impuro. L’unico che poteva liberarlo dall’impurità era Dio, ma siccome era impuro non lo poteva fare.

Ebbene, questo lebbroso evidentemente ha sentito questa fama sulla persona di Gesù. Cosa ha sentito? Che Gesù non invita più a osservare la Legge di Dio, ma ad accogliere l’amore di Dio perché Dio non concede il suo amore per i meriti delle persone, ma per i loro bisogni. E allora ci prova, si avvicina a Gesù e gli chiede: se vuoi tu puoi purificarmi. Non chiede di essere guarito; quello che lui vuole è che gli venga tolto questo marchio, questa infamia che gli impedisce di comunicare con Dio.

Ebbene, l’azione di Gesù è di profonda compassione. La compassione significa comunicare vita a chi non ce l’ha, e allora stende la mano, lo tocca e gli disse: “lo voglio”.

Questo fatto che Gesù parli così - “lo voglio” - significa che la Legge non esprime la volontà di Dio, ma l’amore esprime la volontà di Dio, e l’amore guarisce. “Lo voglio, sii purificato!”. E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. Qui l’evangelista ci mostra una persona che non ha nessun merito per essere purificato da Dio, ma ha bisogno. Gesù non va incontro ai meriti delle persone, ma ai loro bisogni.

Poi Gesù lo caccia: è strano perché non si dice che sia un luogo chiuso, lo caccia via subito. Da che cosa? Idealmente dal luogo dell’istituzione religiosa: è questa che ti ha fatto credere di essere impuro, di essere escluso da Dio. Mai Dio ti ha escluso dal suo amore, è stata la religione, è stata l’istituzione; allora devi allontanartene, devi andare via da questo.

Alla conclusione di questo episodio l’evangelista scrive che quello accoglie il messaggio di Gesù, uscì e si mise a predicare e divulgare il fatto. È il primo predicatore che c’è nei vangeli. Il primo predicatore è una persona che era emarginata e annuncia - il termine adoperato il “fatto” letteralmente è il messaggio”.

Questo è il messaggio: nessuna persona al mondo può sentirsi esclusa dall’amore di Dio. L’amore di Dio non riconosce quelle barriere, i limiti che la religione, il sesso, i nazionalismi hanno posto. È quello che affermerà poi San Pietro, una volta convertito, quando dirà Dio ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo”. Questa è la buona notizia che l’ex lebbroso comincia a proclamare ovunque.

da don Paolo FARINELLA :

Al tempo di Gesù, e anche prima di lui, qualsiasi malattia della pelle era considerata lebbra, marchio infamante di esclusione dalla vita, perché poneva in uno stato di grave impurità, rendendo inadatti alla vita cultuale e sociale. La malattia era considerata un castigo di Dio a motivo di qualche peccato: in questo modo i sacerdoti del dopo esilio (sec. V a.C.) se ne servivano per gestire e controllare l’ordine morale e sociale.

Il lebbroso doveva essere segregato, costretto a vivere ai margini dall’abitato. Chiunque lo avvicinava si contaminava gravemente, diventando inabile al culto anche lui. A questo scopo egli portava un campanello che avvertisse a distanza quanti potessero avvicinarsi inconsapevolmente. Inoltre, alla vista di qualcuno nelle vicinanze, doveva gridare per metterlo in guardia: 

«Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”. Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento» (Lv 13,45).

È in questo contesto legislativo sui lebbrosi, vigente al suo tempo, che Gesù si muove. Per Gesù la religione non è mai stata decisiva: era importante se esprimeva la vita e aiutava a vivere da persone libere; diventava un impedimento se invece schiacciava la persona con i suoi precetti ossessivi. «E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”» (Mc 2,27-28).

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           V DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – 4 febbraio 2018

GUARI’ MOLTI CHE ERANO AFFETTI DA VARIE MALATTIE

Commento al Vangelo di p. Alberto MAGGI

Mc 1,29-39

[In quel tempo,]

Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

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Per comprendere il brano di questa domenica occorre inserirlo nel suo contesto che è il giorno del sabato, giorno nel quale sono proibiti ben 1.521 azioni. Questo numero nasce dai 39 lavori che furono necessari per la costruzione del tempio di Gerusalemme, dei quali ognuno è suddiviso in altrettanti 39 attività, per un totale di 1.521 azioni. E tra queste c’è la proibizione di far visita o curare gli ammalati.

E subito, usciti dalla sinagoga,…” - nella sinagoga c’è stato l’incidente, Gesù è stato contestato dalla persona con lo spirito impuro - “…andarono nella casa di Simone e Andrea… - che a quanto pare non sono stati al culto in sinagoga - “…in compagnia di Giacomo e Giovanni” - che invece evidentemente erano con Gesù in sinagoga.

Quindi abbiamo due coppie di fratelli, una più osservante, Giacomo e Giovanni, e l’altra a quanto pare meno. Infatti hanno dei nomi di origine greca, Simone e Andrea.

La suocera di Simone era a letto con la febbre”: è una donna, e le donne sono considerate una nullità; per di più è ammalata, per cui è in una condizione di impurità. Una donna in quelle condizioni va evitata. E invece, “e subito…” - immediatamente all’uscita della sinagoga - “…gli parlarono di lei”: è l’effetto della buona notizia che Gesù ha proclamato nella sinagoga, una notizia che non divide gli uomini tra puri e impuri, tra emarginati e non, ma a tutti comunica il suo amore.

Egli si avvicinò e la fece alzare…” - quindi Gesù cerca di curarla - “…prendendola per la mano.”: è proibito! … perché toccare una persona impura significa assumere la sua impurità. Ebbene, Gesù ignora la regola del sabato. Tutte le volte in cui Gesù si è trovato in conflitto tra l’osservanza della legge di Dio e il bene dell’uomo, non ha avuto esitazioni, ha scelto sempre il bene dell’uomo. Facendo il bene dell’uomo si è sicuri anche di fare il bene apprezzato da Dio; spesso per il bene di Dio, per l’onore di Dio, si fa male all’uomo. Quindi Gesù trasgredisce la legge (prende per la mano).

La febbre la lasciò ed ella li serviva” : il verbo adoperato dall’evangelista è lo stesso da cui deriva la parola che tutti conosciamo “diacono”. Chi è il diacono? E’ colui che liberamente serve per amore. Ebbene, questa espressione era già stata usata per gli angeli che, dopo le tentazioni, servivano Gesù nel deserto (Mc 1,13). Quindi Marco equipara il ruolo delle donne a quello degli angeli: sono gli esseri più vicini a Dio. Quindi la donna, considerata l’individuo più lontano da Dio, in realtà - secondo l’evangelista - è la persona più vicina a Dio.

Mentre in casa la necessità di una persona è stata più importante del sabato, in città il sabato è più importante della necessità delle persone. Infatti, “venuta la sera,” - espressione che in Marco è sempre negativa - “dopo il tramonto del sole” - quindi attendono che sia passato il giorno del sabato nel quale è proibito anche visitare e curare gli ammalati - “gli portarono tutti i malati”.

L’evangelista adopera l’espressione “stavano male” ed è un’allusione al profeta Ezechiele, al capitolo 34,4, dove il Signore denuncia i pastori e dice non avete curato quelle pecore che stavano male”. Quindi non si tratta tanto di infermi, quanto di popolo che sta male perché è oppresso dai suoi pastori….;

e gli indemoniati”: indemoniato è colui che è posseduto da uno spirito impuro (confronta quanto spiegato domenica scorsa) e che manifesta abitualmente il suo comportamento; ed è conosciuto per questo.

Tutta la città era riunita…” - letteralmente “congregata”, la radice del verbo è la stessa da cui deriva la parola sinagoga - “…davanti alla porta.”

E’ un momento di grande successo per Gesù: “Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni”. Abbiamo già visto altre volte che liberare, scacciare i demoni significa liberare da ideologie religiose nazionaliste che rendono refrattari o ostili all’annuncio della buona notizia di Gesù;

ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano”: cioè indicano Gesù come il messia atteso dalla tradizione, esattamente come aveva fatto la persona posseduta da uno spirito impuro dentro la sinagoga. Ebbene, Gesù, di fronte a tutta una città che lo sta seguendo ed è pronta a seguirlo, Gesù rifiuta la tentazione del potere e del successo.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio” - quindi quando mancava la luce - “e uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava” : è la prima delle tre volte nelle quali l’evangelista presenta Gesù in preghiera. E tutte e tre le volte è sempre per una situazione di pericolo o difficoltà per i propri discepoli:

  1. qui prega perché, come vedremo, i discepoli sono esaltati da questo successo di Gesù;

  2. prega dopo la condivisione dei pani quando c’è la tentazione di vedere in Gesù il leader che può risolvere i problemi della società (Mc 6,46);

  3. e infine prega al Getzemani, poco prima della sua cattura. Prega per i discepoli che non saranno capaci di affrontare questo dramma, questo momento (Mc 14,32 sg).

Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce”: l’evangelista adopera la stessa espressione che nel libro dell’Esodo si trova per indicare il Faraone che si mette sulle tracce del popolo ebraico per impedirne l’esodo, la liberazione.

Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano»” : nel vangelo di Marco questo verbo “cercare” è sempre negativo: Gesù non resta a Cafarnao, ma invita a seguirlo, non accetta la tentazione del potere.

E disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là»” : Gesù comincia a predicare, non più a insegnare. Ha insegnato nella sinagoga, dove insegnare significa annunciare qualcosa poggiandosi sui testi della Scrittura, i testi dell’Antico Testamento.

Gesù, dopo il fiasco della sinagoga, non insegna, ma predica: predicare significa annunciare la novità del regno di Dio senza poggiarsi sulla tradizione del passato.

«Per questo infatti sono venuto!»”: qui la traduzione “venuto” non è esatta; sembra che Gesù sia venuto al mondo per questo. No, il verbo adoperato dall’evangelista è “uscire”, cioè, “per questo sono uscito”, per questo ho lasciato Cafarnao, perché non mi limito a Cafarnao, ma devo andare ad annunciare per tutta l’umanità.

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni” : l’evangelista sembra alludere al fatto che il luogo dove i demoni sono annidati sono proprio le sinagoghe, i luoghi di culto: era l’istituzione religiosa che indemoniava le persone presentando loro un’immagine di Dio completamente deviata da quella che sarà la forma con la quale Gesù presenterà suo Padre.

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IV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO – 28 gennaio 2018

INSEGNAVA LORO COME UNO CHE HA AUTORITA’

Commento al Vangelo di p. Alberto MAGGI

Mc 1,21-28

[In quel tempo,] Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Nel vangelo di Marco Gesù per tre volte entra in una sinagoga e ogni volta sarà occasione di conflitto. Il numero tre, secondo il linguaggio simbolico della Bibbia, significa quello che è completo. L’evangelista intende segnalare la completa opposizione tra Gesù, il figlio di Dio che è venuto a liberare il popolo, e un’istituzione che pretende di dominare Dio, ma che in realtà domina il popolo.

  • La prima volta, come vedremo nel brano che adesso esaminiamo, Gesù viene interrotto;

  • la seconda volta i farisei con gli erodiani decidono di farlo morire, perché ha trasgredito pubblicamente il comandamento del sabato,

  • la terza volta, addirittura nel suo paese, a Nazareth, lo prendono per uno stregone. E Gesù si meraviglia della loro incredulità.

Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga…” - il sabato è il giorno del culto - “…insegnava”: l’evangelista non segnala che Gesù partecipa al culto della sinagoga, ma entra nella sinagoga e immediatamente (subito) si mette ad insegnare.
Ed erano stupiti del suo insegnamento”: l’insegnamento di Gesù stupisce.
Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Gli scribi erano laici e, dopo tutta una vita dedicata allo studio, nell’approfondimento della Sacra Scrittura, ricevevano, attraverso l’imposizione delle mani, la trasmissione dello Spirito di Mosè, dello Spirito dei profeti. Da quel momento diventavano i teologi ufficiali del sinedrio e la loro autorità era più grande di quella del sommo sacerdote e dello stesso re.

Dice il Talmud, il libro sacro degli ebrei, che le decisioni e le parole degli scribi sono superiori alla Torah. Erano pertanto il magistero infallibile dell’epoca. L’insegnamento degli scribi era la stessa parola di Dio, anzi era superiore, perché in caso di controversia bisognava credere agli scribi.
Ebbene, mentre Gesù arriva a Cafarnao e si mette a insegnare, la gente è stupita, sente un insegnamento diverso.

Il messaggio di Gesù è la risposta di Dio al desiderio di pienezza di vita che ogni uomo si porta dentro. Il messaggio degli scribi, che poi Gesù denuncerà, in realtà erano precetti d’uomini. Contrabbandavano come insegnamento divino quella che invece era la loro volontà, i loro precetti per dominare il popolo. Già Geremia (8,8) riporta la denuncia del Signore che, rivolto a questi scribi, dice: “Come potete dire ‘noi siamo saggi perché abbiamo la legge del Signore?’ A menzogna l’ha ridotta lo stilo menzognero degli scribi”. Quindi gli scribi, per il proprio potere, per il proprio dominio, per la propria convenienza, hanno deturpato la Legge di Dio. E, come Gesù denuncerà, insegnano precetti di uomini annullando la parola di Dio.

Ebbene, di fronte a questa novità dell’insegnamento di Gesù, che viene accolto con stupore e con meraviglia perché è qualcosa di nuovo, “Ecco”, letteralmente “subito, immediatamente…”: è la stessa espressione che l’evangelista ha indicato al v. 21, nel momento in cui Gesù entra a Cafarnao e si mette ad insegnare. Quindi, appena Gesù si mette ad insegnare, subito “…nella loro sinagoga…”; l’evangelista prende le distanze. La sinagoga non appartiene più alla comunità cristiana.
Vi era un uomo”, quindi un singolo individuo, “posseduto da uno spirito impuro”. Cosa significa “spirito impuro”? Spirito significa forza, energia. Quando questa forza proviene da Dio si chiama “santo”, non soltanto per la qualità, ma per l’attività di santificare, cioè separare l’uomo dalla sfera del male e attirarlo in quella del bene; dalla sfera delle tenebre a quella della luce. Quindi lo spirito, quando proviene da Dio, attrae l’uomo dentro la dimensione divina dell’amore.
Quando questo spirito proviene da forze contrarie a Dio, si chiama impuro perché mantiene l’uomo nella cappa delle tenebre e quindi della morte.
Quindi essere posseduti da uno spirito impuro significa aver dato adesione ad un’ideologia, ad una dottrina che rende incompatibili con l’insegnamento di Gesù.
Cominciò a gridare…”: appena Gesù inizia ad insegnare, subito c’è uno che incomincia a gridare; “…dicendo: «Che vuoi da noi…»”. E’ strano, è una persona singola eppure parla al plurale. E lo chiama “…Gesù Nazareno?”, cioè ricorda la sua origine. Nazareth infatti era il covo dei bellicosi nazionalisti. “«Sei venuto a rovinarci?»” : chi è che Gesù sta rovinando? Chi è che si sente minacciato dall’insegnamento di Gesù? Non certo i presenti che sono stupiti favorevolmente da questo insegnamento, che sentono nelle parole di Gesù come la risposta di Dio al loro desiderio di pienezza di vita. Chi è allora che Gesù sta rovinando con il suo insegnamento? Sta rovinando l’autorità degli scribi, quelli che pretendevano di parlare in nome di Dio. E’ questa la classe che si sente minacciata. E dice: “«Io so chi tu sei: il santo di Dio!»” : il “santo di Dio” è un’espressione che indica il messia che doveva osservare la Legge e imporre l’osservanza di questa Legge. Quindi richiama Gesù a quello che è il suo compito, alla tradizione, alla Legge.
Gesù non entra in dialogo: “E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!»” : nel conflitto tra lo spirito di Dio e lo spirito impuro è il primo ad avere la meglio: E lo spirito impuro, straziandolo…” Perché “straziandolo”? Si tratta di dover riconoscere che l’insegnamento religioso al quale si è aderito da sempre non proveniva da Dio, ma addirittura allontanava da lui; questo causa una profonda lacerazione nella persona: ci hanno insegnato da sempre che certe cose erano sacre e indiscutibili e scoprire che non solo non erano sacre, ma addirittura allontanavano da Dio, questo è lo strazio, la lacerazione profonda.
E, gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore…”: la traduzione CEI traduce con “timore”, ma è stupore, meraviglia. Non è paura, è una sorpresa piacevole; “tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo…»”: non è un nuovo insegnamento che si va ad aggiungere a quello degli scribi, ma un insegnamento nuovo. L’aggettivo “nuovo” adoperato dall’evangelista indica una qualità migliore.
La gente sente nel messaggio di Gesù un’eco nuova, sente nel messaggio di Gesù la parola di Dio che arriva al cuore delle persone. L’insegnamento degli scribi era un insegnamento ripetitivo, teso ad inculcare soprattutto il senso di colpa, l’indegnità delle persone. L’insegnamento di Gesù è l’eco della parola di Dio, è una parola che, se accolta, trasforma la vita delle persone;
«…dato con autorità»”: la gente riconosce che il mandato divino di annunciare la Parola non è degli scribi, ma è di Gesù. Ecco perché l’uomo che aveva aderito alla dottrina degli scribi si sente minacciato e con lui sente minacciata tutta la categoria di questi teologi, e per questo ha detto “sei venuto a rovinarci”. Ecco la rovina. La gente riconosce che nell’insegnamento di Gesù c’è l’autorità divina, c’è il mandato divino. La gente ha capito che Dio non si manifesta nella dottrina imposta dagli scribi, ma nell’attività liberatrice di Gesù.
«Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!»” : l’evangelista indica che la liberazione dalla dottrina degli scribi è ormai iniziata; infatti “la sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea”: l’annuncio di Gesù ormai dilaga. Questa proposta di pienezza di vita viene fatta propria dalle persone che l’attendevano con ansia.

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III DOMENICA delTEMPO ORDINARIO – 21 gennaio 2018

CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

Domenica scorsa abbiamo vissuto e sperimentato la «chiamata» di due discepoli del Battista, come prolungamento dell’incarnazione del Lògos di cui sono i testimoni accreditati: «Venite e vedrete. Andarono e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,39).

Cercare … andare … vedere … abitare … fermarsi …: sono verbi che formano il vocabolario del discepolo, del testimone e in primo luogo del testimone per eccellenza che è il Lògos, la chiave del senso della vita.

In greco il termine Lògos è tradotto con «Verbo / Parola», ma è riduttivo: significa più ampiamente «ragionamento/ discorso/ motivazione/ ragione» e anche “senso/ spiegazione”.

Nel Vangelo vi sono i primi apostoli, chiamati a coppie di fratelli (come in Gv), quasi a dire che Dio «pesca» dove le relazioni umane sono profonde e autentiche. Egli non cerca solitari individualisti, ma persone «esperte di umanità» che sappiano aiutare i loro contemporanei a valutare con sapienza i criteri per le scelte della vita. (cfr Paolo VI, Discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, 4 ottobre 1965).

Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

L’evangelista Marco denuncia la stupidità del potere! Ogniqualvolta il potente crede di soffocare una voce di denuncia il Signore ne suscita una ancora più forte. E’ quello che ci scrive Marco 1,14. Ricordiamo che ciò che sembra cronaca nei vangeli non è mai cronaca, ma messaggio!

Dopo che Giovanni fu arrestato” (letteralmente ‘consegnato): è l’indicazione del primo conflitto tra il potere e un inviato di Dio; ma ogni volta Dio suscita una voce ancora più forte;

“…Gesù andò nella Galilea…”: Gesù incomincia la sua predicazione nella regione lontana dall’istituzione religiosa giudaica, lontana da Gerusalemme e dal Tempio, in una regione che è a contatto con i pagani dove la mentalità poteva essere un poco più aperta…

“…proclamando il vangelo di Dio”, cioè annunciando la buona notizia di Dio: Dio è completamente diverso da come i sacerdoti l’avevano presentato: non è un Dio che chiede, ma un Dio che dà. Non è un Dio che castiga, ma un Dio che perdona, non è un Dio buono, ma esclusivamente buono. Questo è il contenuto della buona notizia del vangelo di Dio che Gesù proclama: Dio è amore e il suo amore viene offerto in maniera incondizionata ad ogni persona.

E diceva: «Il tempo è compiuto»”: per esprimere il tempo l’evangelista adopera un termine – kayròs - che significa l’occasione propizia, l’occasione da prendere al volo perché poi rischia di non ripresentarsi.

«…e il regno di Dio è vicino»”: per Regno di Dio si intende la signoria di Dio.

Nella nuova relazione con Dio che Gesù propone, quella con il Padre, non c’è più una Legge, non viene più considerato come un valore un codice esterno all’uomo che l’uomo deve osservare, ma c’è l’accoglienza e la pratica di un amore simile al suo. Il Dio di Gesù non governa gli uomini emanando leggi che questi devono osservare, ma comunicando loro interiormente la sua stessa forza, il suo stesso Spirito che li rende capaci di amare generosamente come da lui si sentono amati.

Convertitevi e credete nel Vangelo: per far sì che il Regno di Dio diventi realtà, c’è bisogno di una decisione da parte dell’uomo, questa decisione si chiama conversione. L’evangelista non adopera il verbo convertire nel senso di indicare un ritorno moralistico alla religione, a Dio, ma indica un cambio di mentalità che incide profondamente nel comportamento, una rinuncia all’ingiustizia e l’orientamento della propria esistenza al bene degli altri. Questa è la conversione alla quale Gesù chiama, alla quale Gesù invita, perché il regno di Dio diventi realtà.

Il regno di Dio in questo vangelo è una società alternativa, una società dove anziché il salire vale lo scendere, dove anziché comandare vale il servire e soprattutto dove anziché l’accumulo dei beni vale la condivisione. Allora per far questo ci vuole una conversione, un cambiamento di rotta.

Gesù invita ad accettare questa proposta, a credere in questa buona notizia: che Dio governa gli uomini e che è possibile una società alternativa.

Ma Gesù per fare questo ha bisogno della collaborazione degli uomini. Ecco perché “passando lungo il mare di Galilea”. Qui l’evangelista parla di mare di Galilea, che in realtà è un lago. Perché? Perché il mare era il confine con la terra pagana e soprattutto perché gli ebrei hanno dovuto varcare il mare per entrare nella Terra Promessa. Quindi l’evangelista amplia l’orizzonte del messaggio di Gesù, che non è rivolto soltanto alla Galilea, ma è rivolto a tutto il mondo pagano.

“…Vide Simone e Andrea; sono due nomi di origine greca, quindi indicano una comunità mentalmente più aperta. “…mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro di me»”: questo sarà l’invito che Gesù continuamente farà risuonare nel vangelo, ieri e ancora oggi: invito ad andare dietro di lui, perché lui sa come realizzare questa società alternativa che è il regno di Dio;

«…vi farò diventare pescatori di uomini»”: il riferimento dell’evangelista è al capitolo 47 di Ezechiele dove vengono presentate coppie di fratelli che ricevono la terra promessa. Quindi il regno di Dio è una realtà che adesso già sta emergendo attraverso la chiamata dei fratelli.

Ma perché Gesù li chiama a diventare pescatori di uomini? Gesù non li invita ad essere pastori, non li invita ad essere guide, non li invita ad essere maestri, ma ad essere pescatori. Qual è il significato? Pescare un pesce significa tirarlo fuori dal suo habitat naturale, in concreto significa dargli la morte. E lo si fa per il proprio interesse, si pesca per un proprio beneficio.

Pescare gli uomini: significa per similitudine tirarli fuori dall’acqua, cioè tirarli fuori da un ambiente che dà loro la morte, perché l’acqua è un ambiente ostile all’uomo, un ambiente nel quale l’uomo può perire. E non lo si fa per un proprio interesse, ma per l’interesse degli altri. Questa è la conversione. La conversione alla quale Gesù invita è: mentre fino ad ora hai vissuto per il tuo interesse, adesso vivi per l’interesse degli altri; mentre fino ad ora hai pescato per te, adesso pesca per gli altri, per comunicare vita agli altri.

Gesù invita a collaborare alla sua azione nel proporre e praticare concretamente uno stile di vita diverso per rendere possibile una società alternativa, quella che viene chiamata regno di Dio. E la prima azione che si fa è quella di togliere gli uomini da ciò che può dar loro la morte. Se ciò che dà la vita è la rinuncia al proprio interesse, quello che dà la morte è vivere esclusivamente centrati sul proprio interesse, sulla convenienza. E gli acerrimi nemici di Gesù saranno proprio coloro che sono centrati sulla propria convenienza, sul proprio interesse.

E subito lasciarono le reti e lo seguirono”: quindi immediatamente questi personaggi, questi primi discepoli, accolgono l’invito.

E Gesù continua: Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello… E questa volta si rivolge a due fratelli che hanno nomi ebraici; sono Giacomo e Giovanni, quindi più attaccati alla tradizione, e saranno quelli che nel vangelo poi mostreranno delle difficoltà nel seguire Gesù. “Ed essi lasciano il padre Zebedeo sulla barca con i garzoni e andarono dietro di lui”. Quindi l’intento di Gesù è di chiamare persone che con lui collaborino facendosi portatori di vita a quanti vivono in un habitat di morte.

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II DOMENICA delTEMPO ORDINARIO – 14 gennaio 2018

VIDERO DOVE DIMORAVA E RESTARONO CON LUI

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

 Gv 1,35-42

(In quel tempo)

(L’indomani) Giovanni stava (ancora là- al di là del Giordano) con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù.

Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

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Nel libro dell’Esodo, nel capitolo 12, si descrive la Pasqua, la liberazione degli ebrei dalla schiavitù egiziana. In questo capitolo Dio comanda, attraverso Mosè, ad ogni famiglia israelita, di prendere un agnello, ucciderlo e mangiarlo. Perché? La carne dell’agnello avrebbe trasmesso l’energia per iniziare questo cammino di liberazione verso la terra della libertà e il sangue li avrebbe preservati dal passaggio dell’angelo sterminatore che avrebbe seminato la morte. L’evangelista Giovanni tiene molto presenti queste linee teologiche per presentare la figura di Gesù.

“Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo …” – l’indomani  - indica ancora una datazione, siamo al terzo giorno nel racconto – stava ancora al di là del Giordano, il luogo dove rimarrà finché Gesù non inizierà la sua missione….

Il verbo fissare” nel vangelo di Giovanni appare soltanto due volte e unicamente in questo episodio. Fissare significa penetrare la realtà più profonda di un individuo. Qui Giovanni Battista fissa, cioè svela la realtà più profonda di Gesù e poi, alla fine del brano, sarà Gesù che fisserà Simone, svelandone la realtà più profonda.

“…su Gesù che passava disse: “Ecco l’agnello di Dio!”:  ecco l’agnello che Dio ha mandato al suo popolo. L’invito rivolto ai due discepoli ricorda che Giovanni aveva già annunciato che viene colui che gli passerà davanti (v. 30) per iniziare la sua attività.

L’agnello di Dio è l’agnello che gli ebrei dovevano mangiare la notte della Pasqua quando cominciava la liberazione dalla schiavitù egiziana. La carne dell’agnello avrebbe dato la forza per iniziare questo cammino verso la libertà, il sangue li avrebbe salvati dalla morte. Ebbene, annunciando Gesù come l’agnello di Dio, Giovanni Battista annuncia la nuova Pasqua di liberazione di Dio dalla schiavitù e dalle tenebre: la carne di Gesù darà la capacità, la forza, l’energia per iniziare questo cammino di pienezza verso la liberazione. E il sangue non libererà dalla morte fisica, ma libererà dalla morte per sempre; per questo conferirà una vita che è chiamata “eterna” non tanto per la durata (per sempre), quanto per la qualità indistruttibile: il sangue dell’agnello trasmetterà all’uomo la stessa vita divina.

Ebbene, “I suoi due discepoli, sentendolo parlare così, lo seguirono”:  inizia questo processo di liberazione. Gesù è indicato come l’agnello e i primi discepoli lasciano Giovanni il Battista e seguono Gesù: il verbo usato – lo seguirono - è un verbo tecnico che indica l’intenzione di vivere con il maestro e di accogliere il suo messaggio.  Lo seguono perché dentro di sé sentono questo bisogno di pienezza di vita, di liberazione.

Infatti “Gesù, - che va incontro ai desideri degli uomini - vedendo che questi lo seguono, si voltò, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “che cosa cercate?”: Gesù non chiede “Chi cercate”, ma “che cosa cercate”. Se cercano pienezza di vita, se cercano la risposta al proprio desiderio di vita, di felicità, possono andare, ma se cercano titoli, onori, potere e ricchezze inevitabilmente rimarranno delusi dalla figura di Gesù.

Gli risposero: “Rabbì” – che, tradotto, significa maestro -, dove dimori? Gesù disse loro: “Venite e vedrete”:

A quell’epoca i discepoli vivevano sempre, giorno e notte, con il proprio maestro. Quando i discepoli gli domandano dove dimora, Gesù non risponde indicando un luogo; il luogo dove Gesù dimora non può conoscersi per una informazione, ma per una esperienza, perché Gesù dimora nella pienezza della sfera dell’amore divino. Infatti dice: “«Venite e vedrete»”: non è uno spazio, ma una dimensione, non dà un’informazione, ma li invita a fare un’esperienza, perché – ed è caratteristico del vangelo di Giovanni - Gesù dimora nella dimensione fedele di Dio.

Gesù in questo vangelo è stato indicato come “il verbo, la parola di Dio che ha messo la tenda in noi, dimora in noi”, quindi andare verso Gesù significa entrare nella dimensione dell’amore di Dio. E’ lì che lui vuole attrarre gli uomini per farli diventare essi stessi espressione di questa fedeltà dell’amore di Dio.

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui : è l’inizio di una tappa di fusione tra Gesù e i suoi discepoli. Ora sono i discepoli che chiedono di andare a dimorare con Gesù, ma poi sarà Gesù, (capitolo 14,23) che chiederà ai discepoli di dimorare in loro. Gesù dirà: “A chi mi ama, io e il padre mio verremo in lui e prenderemo dimora in lui”, renderà ogni persona santuario visibile dell’amore di Dio.  Quindi c’è una fusione tra i discepoli e Gesù - il tema conduttore di questo vangelo – per diventare un’unica realtà che esprima la manifestazione di Dio.

L’evangelista sottolinea che erano circa le quattro del pomeriggio (= l’ora decima): ogni indicazione che troviamo nei vangeli non è superflua, ma ha un profondo significato: il giorno aveva dodici ore, quindi sta per finire il giorno e sta per iniziare quello nuovo, quello della nuova realizzazione del progetto di Dio sull’umanità.

L’evangelista sottolinea che “uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

E chi è l’altro dei due? L’altro è anonimo in tutto il vangelo, non viene mai identificato, un personaggio controverso, del quale vedremo l’evoluzione soltanto alla fine del vangelo di Giovanni. Infatti il brano che segue è in stretta relazione con il capitolo di Giovanni. E’ il modello di discepolo, è quello che segue sempre Gesù, gli è intimo nella cena, disposto come lui a mettersi a servizio degli altri, e per questo è presente presso la croce di Gesù non per consolare il suo maestro, ma dichiarandosi disposto a finire in croce anche lui e sarà il primo che lo sperimenterà risuscitato.

Uno dei due era “Andrea, fratello di Simon Pietro”. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Andrea cerca suo fratello Simone e “gli disse: «Abbiamo trovato il messia»”: stranamente non c’è nessuna reazione da parte di Simone. Né una sorpresa, né la meraviglia, nulla, il silenzio totale. E addirittura, scrive l’evangelista che Andrea lo deve condurre da Gesù, come se fosse un pacco. Non c’è nessuna iniziativa da parte di Simone, è completamente passivo.

E con i primi discepoli che seguono Gesù inizia una nuova realtà. L’evangelista sottolinea che Andrea comparirà ancora due volte in questo vangelo, insieme a Filippo, nell’episodio della condivisione dei pani e quando dei greci chiederanno di vedere Gesù.

Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni”: Gesù svela la realtà più profonda di questo Simone . Così come Giovanni Battista aveva fissato lo sguardo su Gesù - e abbiamo detto che fissare significa penetrare e svelare la realtà profonda dell’individuo - ugualmente Gesù fissa lo sguardo su Simone e gli dice: “«Tu sei Simone il figlio di Giovanni»”.

L’articolo determinativo significa “il figlio unico”. Quindi Giovanni non può essere il nome del padre di Simone, in quanto Simone ha un fratello di nome Andrea. Giovanni allora non può essere il nome del padre di Simone e di Andrea.

Cosa vuol dire allora il figlio di Giovanni”? E chi è questo Giovanni? E’ Giovanni Battista. Anche Simone era discepolo di Giovanni Battista, anzi era il discepolo ideale, per questo Gesù lo chiama “il figlio”: ponendo l’articolo determinativo. Era il discepolo modello di Giovanni Battista.

E Gesù, fissandolo - quindi svela la realtà più profonda - dice: “Sarai chiamato Cefa”, che significa Pietro”: Pietro indica la durezza, la cocciutaggine, la testardaggine. Per ora questo soprannome legato a Simone rimane misterioso, ma andrà svelandosi lungo tutto il vangelo perché vedrà sempre questo discepolo essere contrario, essere in opposizione a quello che Gesù farà. Gesù non cambia il nome a Simone, ma dice che sarà chiamato Pietro e questo nome verrà acquistando significato lungo tutto il vangelo. Per adesso sappiamo che Gesù, chiamandolo Pietro, identifica la profonda realtà di Simone.

È un espediente letterario dell’evangelista che, tutte quelle volte che questo discepolo è in sintonia con Gesù – praticamente quasi mai –, lo presenta col suo nome Simone; quando tentenna tra fedeltà e opposizione, al nome Simone aggiunge il soprannome Pietro; quando è in contrasto, in opposizione o in contraddizione rispetto a Gesù, soltanto con il soprannome negativo Pietro, che vedrà la sua soluzione verso la fine del vangelo, quando Gesù per tre volte si rivolgerà a Simone chiamandolo “Simone di Giovanni”: significa che è rimasto ancora il discepolo di Giovanni. E, stranamente, in questo vangelo, Gesù non invita Simone a seguirlo. L’evangelista scrive che Gesù sa quello che c’è nel cuore degli uomini. Soltanto alla fine del vangelo Gesù finalmente dirà a Simone: “Tu segui me!”.

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