Salvate quella capra!

Salvate quella capra!

Il nostro lungo fine settimana in capitale per rilassarci e fare la spesa al supermercato comincia la mattina presto, alle 6.00 per la precisione, con la prima incognita della giornata: il taxi moto di fiducia delle suore si ricorderà di dover venire a recuperarci? La suora l’avrà avvisato in tempo? Risposta affermativa: puntualissimo, ci ha gentilmente accompagnato alla stazione dei bus, in due viaggi (prima Pieranna e poi Giada).

È così che inizia quello che possiamo definire come un viaggio nel viaggio; come delle vere local, infatti, abbiamo sperimentato per la prima volta i mezzi pubblici ciadiani.

Il programma della giornata prevede di trovare un veicolo che ci porti da Pala, il nostro punto di partenza, alla cittadina di Kelo a circa 105 km di distanza. È qui che comincia la strada asfaltata, da qui prenderemo un grande autobus che ci porterà dritte (e forse rapidamente) a N’Djamena; tempo totale stimato di viaggio: circa dieci ore.

La prima di noi ad arrivare all’auto-stazione di Pala è Pieranna, che si approccia al primo minibus che sta per partire in direzione nord: neanche il tempo di scendere dal taxi moto, che l’autista, nonché controllore dei biglietti ha già lanciato il suo zaino sul tettuccio del veicolo per sistemarlo con gli altri bagagli.

Dopo essersi assicurata che il bus andasse fino a Kelo, le viene chiesto di sedersisulla panchina in legno non lontana e di pazientare: non si parte finché tutti i posti a sedere non sono occupati. Così si accomoda accanto ad una ragazza che vende la bouille di riso (una specie di budino). Mentre aspetta, una ragazza giovanissima le chiede di farle un po’ di posto. Si chiama Bienvenue, ha 15 anni e anche lei viaggerà verso nord, direzione Bongor.

La loro conversazione viene interrotta da un signore che arriva di fronte a loro e comincia a sparlare ad alta voce, infastidendole. In un attimo si coalizzano per chiedergli di non disturbarle e andare altrove. Senza neanche pensarci un attimo, Bienvenue ordina due ciotole di bouille di riso, una per Pieranna e una per lei, insieme a dei bignè, che però è costretta a rifiutare per via del glutine. Accetta però volentieri la bouille (tempismo perfetto visto che non ha ancora fatto colazione!) e rimane piacevolmente colpita da questo gesto di gentilezza.

Finalmente anche Giada arriva alla stazione.

Ci perdiamo ad osservare tutto ciò che viene costantemente caricato e scaricato dal tettuccio del bus: sacchi, sacchetti, zaini, borsoni, imballaggi di ogni genere, capre, polli e anche un quadro enorme che mette in particolare difficoltà l’autista, il quale lo passa da dentro e fuori, di mano in mano, indeciso su dove posizionarlo.

Due the, una chiacchierata e due ore e un quarto dopo, forse siamo pronti a partire.

L’interno del minivan è estremamente decorato in stile bohemien, ricoperto da decorazioni in frange e macramè di colore beige, blu e rosso.

Scegliamo subito due posti vicino al finestrino, così da goderci il paesaggio. Il cielo non promette proprio bene, nuvoloni neri minacciano in lontananza e noi preghiamo ardentemente che la pioggia attenda almeno il nostro arrivo sulla strada asfaltata.

Dopo nemmeno 500 metri bisogna già fermarsi poiché un passeggero ha dimenticato di recuperare il resto del pagamento del biglietto alla stazione: cominciamo bene!

Il viaggio riprende presto, sembra tutto tranquillo, quando dal fondo del bus arrivano voci allarmate. Ci giriamo preoccupate per vedere che cosa sta succedendo ed ecco che vediamo una delle capre pendere dal tettuccio, legata per la gola. L’autista si appresta ad uscire dal veicolo per salvare la capra dall’impiccagione e risistemarla “in sicurezza” sul tettuccio.

Il paesaggio scorre davanti ai nostri occhi, la terra non è più secca e gialla, come l’ultima volta che abbiamo percorso quella strada, è invece verde e rigogliosa. Ai campi coltivati si alternano piccoli villaggi, con mercati colorati. Intanto scambiamo qualche parola con i nostri vicini di posto, curiosi di vedere due ragazze bianche su quel mezzo.

Tra le diverse buche che caratterizzano la strada sterrata, una ragazza che si sente male e molte telefonate con il vivavoce, arriviamo a Kelo, fortunatamente prima della pioggia.

Un signore, che ha viaggiato con noi, ci saluta e ci indica gentilmente dove andare per prendere “le grand bus” che ci porterà alla destinazione finale, evitandoci di dover affrontare gli autisti invadenti che cercano di venderci un biglietto con la loro compagnia.

Fortunatamente non dobbiamo attendere molto: giusto il tempo di una visita alla latrina puzzolente della biglietteria che il bus è già arrivato e montiamo su, direzione N’Djamena, e che comfort: wi-fi, aria condizionata, e persino intrattenimento tv incluso!

Cercare di dormire? Impossibile, visto che si susseguono film di combattimento in cinese a soap opera africane in arabo a tutto volume.

Il viaggio dura molto di più del previsto, scadenzato dalle fermate nel momento della preghiera in prossimità delle moschee. All’orario previsto della preghiera, tutto il bus si mobilita: c’è chi scende per andare a pregare, chi per cercare un cespuglio per fare i bisogni e chi per comprare qualche spuntino dalle donne che vendono ad ogni sosta noccioline, panini con uovo e maionese, pannocchie di mais e biscotti.

Finalmente ci avviciniamo alla capitale, ormai è buio da un pezzo, e cominciano i vari controlli di polizia.

Tocca anche al nostro bus: veniamo fermati ad un posto di blocco di militari (che dall’aspetto sembrano non aver ancora raggiunto la maggiore età) e viene chiesto a tutti i passeggeri uomini di scendere e di presentare il documento d’identità.

A controllo finito, chiediamo al nostro vicino com’è andata. Lui ci racconta che non è ciadiano, viene dalla Repubblica Centrafricana, viaggia regolarmente nel Paese ma gli è stato chiesto comunque un “gentile contributo” di mille franchi, poiché non possiede un documento ciadiano. Alla domanda sul perché non abbiano controllato le donne risponde che “normalmente sono gli uomini a creare problemi”. La realtà ciadiana…

Alle 20 in punto, dopo 14 ore, finalmente arriviamo a destinazione, pronte per goderci tre giorni nella capitale, per poi ripercorrere lo stesso tragitto al contrario con ancora più disavventure.

Gagal, 24/09/2026

Giada e Pieranna

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