CHAPATI – ricetta dal Kenya

CHAPATI – ricetta dal Kenya

Ricette dal Mondo – la cultura attraverso la cucina

Abbiamo raccolto per voi alcune ricette delle culture presenti sul territorio di Trieste.

Il chapati è un piatto divenuto tradizionale del Kenya. Ci scrive la ricetta Michela, già volontaria dell’ACCRI a Korogocho, una delle baraccopoli di Nairobi.

Ingredienti per circa 12 chapati

2 tazze di farina
Acqua (meglio se tiepida)
Sale a piacimento (in molte case del nord India non si usa affatto)
Olio opzionale (solo se volete chapati più morbidi)

Preparazione

In un recipiente mettere la farina ed eventualmente il sale. Versare piano piano l’acqua e intanto impastare.

Il segreto sta nell’impastare: è infatti importante maneggiare la massa abbastanza a lungo, aggiungendo la giusta quantità d’acqua (volendo anche yogurt o latte) per ottenere un impasto mediamente morbido che si stacca dalle pareti. Lasciare riposare per una quindicina di minuti

Staccare una piccola quantità di pasta e formare una palla tonda delle dimensioni di una pallina da golf. Lavorarla e formare un “serpentino”, avvolgere a mo’ di girella e con il mattarello stenderla schiacciandola a formare un disco. In quest’ultimo passaggio può servire infarinare un po’ il piano.

Nel frattempo mettere a scaldare una padella piatta (o se l’avete il tava) su fuoco basso.

Stendere la pasta con un mattarello fino a formare dei dischi sottili (più sottili sono più digeribili) di spessore uniforme. La pratica vi renderà maestri dell’arte. La tecnica di base consiste nel premere leggermente di più su una delle due estremità del matterello facendo ruotare la pasta sul piano.

Appoggiare i chapati sulla padella (si consiglia di rimuovere la farina in eccesso per evitare che bruci) e attendere che si formino delle piccole bolle sulla superficie.

Girare sull’altro lato: la padella deve essere molto calda, se necessita alzare il fuoco. Quando i bordi si sollevano e si formano le piccole bolle (pochi secondi) rigirare sul primo lato. Con un panno premere sui bordi facendo gonfiare il chapati , oppure mettere sopra il chapati in cottura quelli già cotti.

Servirli caldi o eventualmente conservarli in un recipiente termico. Sono migliori appena fatti.  

Michela racconta:

“Abbiamo imparato a fare i chapati in Kenya a Korogocho…..

Probabilmente, gli indiani portati dagli inglesi in Kenya per la costruzione delle infrastrutture, come la ferrovia, hanno contribuito a diffondere in Kenya questo cibo prettamente indiano. Fatto sta che il chapati è un pasto povero per i poveri, anche se purtroppo a Korogocho non tutti potevano permetterselo. In bidonville, quando volevamo qualcosa di speciale, andavamo in strada a comprare da qualche signora o signore, i chapati . Poi con il tempo abbiamo imparato a farli in casa… una cena a base di chapati e insalata di pomodori o di sukuma wiki era fantastica. Quando eravamo in vena e avevamo del formaggio  utilizzavamo i chapati come base per una “pizza veloce”.

L’arte del fare i chapati è insegnata a ogni (brava) ragazza indiana fin dall’infanzia. Tondi chapati ben cotti fanno parte della dote di una donna. Dai chapati dipende la felicità del matrimonio. Questa predeterminazione di genere è forse la componente più ostica da accettare per imparare l’arte e preparare gustosi chapati . Obiettivamente la ricetta non è complessa e con un po’ di pratica si possono ottenere ottimi risultati”.

Cuoca per hobby o per necessità con il mondo nel cuore, perché mi piace far felici le persone anche attraverso il palato, degustando sapori diversi, e mi piace far conoscere le altre culture attraverso le ricette

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