IL MISTERO DEL MONTE KENYA

IL MISTERO DEL MONTE KENYA

Chi non ha mai sentito parlare del celebre monte Kenya? Con i suoi 5199 metri si tratta della seconda montagna africana dopo il Kilimanjaro, ed è uno dei maggiori punti di attrazione del Paese, che non a caso, nel 1920, prende in “prestito” il nome: Kenya, appunto.

I nomi del monte

Tutto questo sembra estremamente esotico, se non fosse per il fatto che il nome originale del monte non fosse “Kenya”, bensì “Kirinyaga” (o “Kerenyaga”), parola che nei dialetti Kiembu, Kikuyu e Kamba (seppur con qual piccola modifica) significa “luogo del riposo di Dio”, in quanto la popolazione locale Kikuyu riteneva che sulla sua vetta vivesse Ngoi, la loro divinità. Non è un caso, infatti, che questo popolo tendesse a costruire le proprie case con la porta affacciata verso il monte, in segno di devozione. Ma i Kikuyu non erano gli unici a vivere alle pendici della montagna. Anche la tribù Kimeru era ed è residente nella zona circostante, ma nella loro lingua chiamano il massiccio “Kirimara”, ovvero “il monte della strisce bianche”, evidente riferimento alla nave che si trova in cima, elemento però del tutto sconosciuto agli abitanti del luogo. Ma non finisce qui, visto che anche i famosi Maasai hanno un modo tutto loro di chiamare la montagna, ritendendola il luogo da cui discesero i propri antenati all’inizio dei tempi. Si riferiscono ad essa come “Ol Donyo Kei”, per via delle ombre scure che si osservano dalla pianura sottostante.

Come si può vedere, le etimologie del monte Kirinyaga sono plurime, ma la domanda ora sorge spontanea: come si è arrivati al nome “Kenya”? Anche questo non si sa con certezza, ma il folklore vuole che a battezzare indirettamente il monte sia stato il capo-tribù dei Kamba, Kivoi wa Mwendwa. Tutto risale al lontano 1849, quando Kivoi guidò la missione del dottor Krapf, un missionario tedesco per la Chiesa anglicana. Giunti ai piedi del monte, il dottore chiese alla guida il nome della montagna, e Kivoi, che portava con sé una zucca, rispose “kii-nyaa”, credendo che l’europeo si riferisse al frutto. Ma si pensa anche che in realtà la guida avesse iniziato a descrivere la montagna con il termine “kinyaa”, utilizzato per descrivere il magma, elemento che fuoriusciva dal vecchio vulcano nei tempi antichi. Ma l’ipotesi più plausibile è che, semplicemente, alla domanda del tedesco Kivoi rispose “Kere Nyaga”, ma pronunciandolo con l’accento Kamba Krapf intese la parola “Kiinya”. Si tratta di termini che ai nostri occhi possono sembrare uguali fra loro, ma che in realtà hanno significati estremamente diversi per la gente del posto.

Un luogo simbolico

Il nome “Kenya” sembra dunque essere frutto delle difficoltà comunicative che hanno avuto due popoli così diversi (immaginate come potevano comunicare un tedesco e un kamba nella metà dell’Ottocento!). Ma nonostante tutto, il monte Kirinyaga continua a rivestire un ruolo fondamentale per la cultura del Kenya. Non è un caso se il presidente Kenyatta, il 20 ottobre 2021, durante la festività del Mashujaa day,  proprio ai piedi del monte, abbia sottolineato che quel luogo non sia soltanto il posto dove riposa Dio, ma uno spazio di rinnovo,  di legame e di riconciliazione.

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