“UNAJUA SAA NGAPI?”, “SAI L’ORA?”

“UNAJUA SAA NGAPI?”, “SAI L’ORA?”

“Tutto è relativo”, disse una volta il caro Einstein.

Mai frase fu più vera, soprattutto in considerazione del tempo e della sua misurazione. Lo scienziato tedesco, ovviamente, utilizzò questa definizione per spiegare i suoi studi fisici e le sue grandi scoperte relative proprio al fattore tempo.

“Cosa c’entra questo con il Kenya?” direte voi. “Assolutamente niente”, risponderei io, però ho pensato che questa citazione potesse essere utile prima di raccontare quello che sto per scrivere.

È proprio vero che il tempo non è uguale per tutti, in particolare la sua misurazione. Siamo ormai così noiosamente abituati ad utilizzare il nostro standard temporale, sempre più imperante, che non ci passa per la testa che possano esistere banalmente modi diversi di leggere l’ora.

Nella cultura Swahili le ore iniziano alle 6 di mattina

In Kenya, ma in generale in quei paesi di cultura swahili, come la Tanzania, l’Uganda e il Rwanda, si inizia a contare l’ora non dalla mezzanotte, bensì dalle nostre 6 antimeridiane, cioè all’alba.

Spieghiamoci: le ore sono sempre da 60 minuti, e il formato è sempre 12 h. Però, se si volesse essere fedeli alla cultura di quaggiù, se alle 7 del mattino qualche keniano mi dovesse chiedere “unajua saa ngapi?” (“sai l’ora?”) dovrei rispondere “saa mmoja asubuhi” (“è l’una del mattino”). E via dicendo. Le 4 del pomeriggio corrisponderanno alle 10 del pomeriggio, le 11 di notte sarebbero le 5. Tutto risulta traslato di 6 ore.

Questa singolarità si pensa sia dovuta alla posizione equatoriale dei paesi che adottano questa modalità. A questa altezza, infatti, gli orari di alba e tramonto rimangono per lo più invariati nell’arco dell’anno, rispettivamente 6 antimeridiane e 6 pomeridiane. In effetti, se ci pensiamo bene, potrebbe avere più senso far partire l’ora proprio con l’arrivo della luce, e l’inizio della giornata lavorativa.

E’ un retaggio dal rapporto dell’uomo con la luce del Sole?

Sinceramente, non so esattamente qual è il motivo di questa convenzione. Ma mi piace pensare che sia un retaggio nato proprio dal rapporto dell’uomo con la luce, con il Sole. Dare significato alla misurazione delle giornate in base alla Natura.

Bisogna dire che alle volte cercare di seguire questa usanza non è stato facile. Cominciano calcoli pitagorici ed espressioni mentali per cercare di fare i fighetti e dimostrare di essere inseriti in questa società. Però è bello conoscere queste particolarità culturali, è davvero interessante e permette un avvicinamento.

E anche se alla domanda “qual è stata la cosa più difficile dell’esperienza africana?” risponderei “dire l’ora”, sapere che esistono chiavi di lettura diverse anche per cose così standard permette, almeno un pochino, di allargare i propri orizzonti.

Gabriele

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