Recensione: ISTRIA ALLO SPECCHIO

Recensione: ISTRIA ALLO SPECCHIO

Enrico Miletto
ISTRIA ALLO SPECCHIO
Storia e voci di una terra di confine

In questo libro viene raccontata la storia dell’esodo giuliano-dalmata attraverso una minuziosa ricostruzione storica e una dettagliata analisi degli eventi, dando ampio spazio alle testimonianze di chi ha vissuto quella dolorosa quanto poco considerata vicenda.
Una storia recente, che riguarda il nostro territorio e che ci tocca da vicino, che lascia ancora oggi strascichi e polemiche, e che ha influenzato, nel bene e nel male, tutti noi, persino chi non ha avuto esperienza diretta dell’evento o non era neanche nato all’epoca. Le visioni differiscono anche all’interno del nostro Paese e della nostra città; la questione ha subìto, di volta in volta, una diversa interpretazione a seconda del credo politico e della convenienza, gettando una cortina di fumo su quel periodo che ha reso l’Esodo un episodio controverso e oggetto di confusione di cui è difficile stabilire una lettura chiara e definitiva.
Miletto cerca di fare chiarezza presentando lo svolgimento dei fatti in maniera più completa e oggettiva possibile, cercando di non prendere posizione né da una parte né dall’altra per lasciare l’interpretazione al lettore; il libro cerca di comprendere anche le ragioni che hanno portato all’Esodo, partendo dall’epoca fascista per arrivare al tardo dopoguerra. In questo modo vengono raccontate le repressioni del periodo fascista, quando i cognomi slavi venivano cambiati e solo gli iscritti al partito potevano ambire a posizioni di potere in Istria e Dalmazia, incluse le scuole in cui veniva insegnato solo l’italiano. Senza tacere delle stragi d’innocenti compiute anche dagli squadroni della morte fascisti.
Durante le guerra la situazione si ribalta, in particolare dopo l’armistizio del ’43, quando sono gli italiani a subire la repressione dei partigiani titini, fino ad arrivare alla tragedia delle foibe. Persecuzione che continua anche dopo la guerra e che ha come bersaglio non solo gli italiani veramente compromessi col fascismo, ma anche chi ha la solo colpa di avere un’identità italiana. La stessa logica dei cognomi e delle scuole viene applicata al contrario, mentre gli italiani subiscono pressioni di ogni tipo per lasciare la terra in cui sono nati e hanno vissuto fino ad allora. Questo processo porterà all’Esodo di quasi 250000 persone che saranno costrette ad abbandonare quella che ormai è in procinto di diventare la Jugoslavia, sullo sfondo delle trattative internazionali riguardanti la zona A e B.
Le “ Voci” del sottotitolo sono quelle dei protagonisti, a cui viene dato ampio spazio e le cui testimonianze dirette hanno grande rilevanza, sia da parte di chi è rimasto sia da parte di chi è andato, per far entrare il lettore nell’atmosfera dell’epoca; i dati e i fatti spesso non forniscono un quadro completo quanto il racconto di chi lo ha vissuto sulla propria pelle.
Emergono così le parole di chi era bambino durante l’epoca fascista e racconta quasi con ingenuità il cambiamento dei rapporti tra italiani e slavi fino ad allora caratterizzati da una tranquilla convivenza e dagli occasionali rapporti commerciali e conviviali, sempre però con una distinzione tra entroterra e costa. C’è poi l’esperienza traumatica della guerra, con la costante paura dei bombardamenti e dello scontro tra i nazisti che avevano occupato i Balcani e i partigiani comunisti, seguìto dal periodo postbellico in cui Tito prese il potere formando la Jugoslavia e gli italiani presenti in Istria e Dalmazia subirono le conseguenze della lotta di potere che vide contrapporsi, tra una serie di incidenti diplomatici, trattative mal gestite dalle Nazioni Unite e provocazioni incendiarie, la neonata Repubblica Italiana e il partito comunista jugoslavo. In mezzo a tutto questo si trovarono gli italiani che subirono diverse pressioni, intimidazioni e in alcuni casi ripercussioni fisiche, fino alla morte trovata nelle Foibe e nei vari gulag. Le testimonianze descrivono l’incertezza e la paura prima; la nostalgia della terra natia e lo sconforto quando, una volta arrivati in Italia, sentirono di non essere proprio a casa, anche a causa dell’accoglienza degli abitanti della Penisola.
I protagonisti diretti dell’ Esodo sono divisi persino tra chi è rimasto e chi è partito, grazie alle accuse reciproche di appartenenza politica e di tradimento. Tutti però hanno in comune un profondo senso di appartenenza a quei luoghi che neppure il tempo trascorso può scalfire; i ricordi legati a un particolare piatto o a un’usanza creano un legame che non potrà mai essere spezzato e che, in ogni caso, non fu reciso neanche dalla tragedia dell’Esodo.
La storia dell’Esodo, per il suo ampio significato storico-culturale, può sicuramente dare origine a diversi spunti di riflessione.
La prima potrebbe essere sulla narrazione storica, che può svolgere un ruolo positivo e costruttivo per la società contemporanea e futura e che fornisce gli insegnamenti più preziosi che l’Umanità può ricevere; affinché ciò avvenga è però indispensabile che la Verità sia posta al di sopra di tutto. È successo spesso, purtroppo, che singoli individui o gruppi di persone abbiano deciso di raccontare la loro versione di come si è svolto un fatto o come è andata in un particolare periodo: il caso più clamoroso sono forse i negazionisti dell’olocausto ( un ottimo film sull’argomento è La Verità Negata). I motivi per cui vengono fatte queste revisioni, o rivisitazioni, sono spesso riconducibili a credi politici o interessi personali. In un mondo sempre più diviso, a un determinato gruppo fa comodo negare le proprie responsabilità del passato per rafforzare il potere nel presente e allo stesso tempo attaccare il polo opposto. Questo succede senza distinzione tra tutti i credi politici, ed è successo perfino per l’Esodo: negli anni è passato prima sotto il silenzio dell’indifferenza e successivamente nel rumore della polemica. Ancora oggi l’evento storico da adito a polemiche e controversie. Il punto è che la Storia per avere un valore formativo e costruttivo deve essere raccontata per come si è effettivamente svolta, anche se può causare dolore o se danneggia gli interessi di qualcuno o se getta un’ombra sulla reputazione di un popolo. Negare le responsabilità di chi ha perpetrato o contribuito allo svolgimento di una certa vicenda non costituisce nessun beneficio se non a ragioni superficiali; al contrario riconoscere e individuare le vere cause che stanno dietro può aiutare prima di tutti i protagonisti e i loro discendenti a superare il dolore causato, in secondo luogo a evitare che avvenga ancora.
Un’altra riflessione che si può fare è che ogni parte coinvolta dovrebbe cercare di venire incontro all’altra; per far ciò è essenziale superare i vecchi rancori. Dopo che la verità è stata assodata e riconosciuta da tutti, il passo successivo è proprio cercare di andare oltre, perché conservare dei sentimenti negativi per qualcosa accaduto nel passato non serve a niente. Anche a livello personale penso sia accaduto a tutti noi di aver vissuto male una situazione e di aver continuato a subirne gli effetti anche a distanza di tempo; quando invece abbiamo imparato a lasciar andare, ci siamo finalmente liberati di un peso e ci siamo sentiti più leggeri, più liberi. Il rancore è una zavorra inutile da portarsi dietro; per quanto male possa essere stato fatto in passato, il perdono è sicuramente un percorso migliore. Dopo tanti anni popoli o gruppi continuano a odiarsi e a farsi del male in nome di antichi dissapori; tutto ciò può portare solo altro dolore e alla fine non ci sarà mai pace.
Infine, nel corso della Storia si sono susseguite diverse ideologie politiche che hanno affascinato popoli interi e di cui diversi individui si sono serviti per ottenere il potere. Ideologie che sulla carta avevano un proprio valore e che avrebbero potuto portare dei benefici all’umanità; la Storia ha insegnato però che spesso sono finite nelle mani sbagliate e se pur motivate da buone intenzioni, hanno portato solo miserie e sciagure all’Uomo. Ciò perché per quanto fossero basate su buone idee economiche, sociali e culturali, spesso erano indirizzate all’individuazione di un nemico per poter funzionare, portando all’esclusione di un gruppo o di una classe sociale convivente; ciò ha sempre portato alla determinazione di un conflitto o dei malfunzionamenti che hanno causato la fine di quella ideologia. Tutto ciò ci insegna che per funzionare essa ha bisogno prima di tutto di essere basata sull’idea di uguaglianza e fratellanza; solo se si segue questo principio si avrà un percorso positivo in cui tutti possano beneficiare degli aspetti positivi di una dottrina mirata al progresso.
L’uomo ha dimostrato spesso di avere buone idee; metterle in pratica è tutt’altra cosa. In tutte le soluzioni offerte c’era qualcuno scontento o escluso. Se ci mettiamo in testa che siamo tutti uguali e che condividiamo lo stesso destino, che uniti si possono ottenere risultati migliori che trovando qualcuno da odiare, allora l’Umanità avrà trovato un’ideologia che finalmente porterà al benessere e alla Pace.
Editore: Franco Angeli
Collana: Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea
Data di Pubblicazione: gennaio 2007

quanta sofferenza, quante lacerazioni, quante guerre potrebbero essere evitate, se il perdono e la misericordia fossero lo stile della nostra vita!

Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia

Papa Francesco

A cura di Davide Candotto
Servizio Civile 2020-21

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